Il progetto europeo MASP. Diseguaglianze di genere e qualità della vita


BIN Italia

In questa particolare fase storica può risultare utile mettere in evidenza gli obiettivi del progetto MASP – Master parenting in work and life, cui anche BIN Italia Network sta prendendo parte. Si tratta di un progetto, finanziato dall’UE, che si propone di incoraggiare un più ampio equilibrio tra lavoro e vita privata, sostenere una più equa ripartizione delle responsabilità di cura tra le donne e gli uomini e promuovere una maggiore partecipazione delle donne al mercato del lavoro.

Finalità strategiche in un Paese come l’Italia dove, secondo l’ultimo rapporto Inps pubblicato qualche settimana fa, 15 anni dopo una maternità una lavoratrice guadagna 5.700 euro lordi annui in meno di una collega che non ha avuto figli. La ripartizione sulla base delle settimane di lavoro dimostra che una lavoratrice madre ha un salario del 6% più basso rispetto ad altre, perché, per ovvie ragioni legate ai carichi di cura, lavora 11 settimane in meno l’anno. Nel rapporto Inps si documenta anche come il Jobs Act del 2015 – con l’abolizione dell’articolo 18, sostituito da un indennizzo economico in caso di licenziamento al posto della reintegrazione al lavoro – abbia impattato negativamente sulla fertilità. Ed effettivamente l’altro corno del problema è rappresentato proprio il crollo demografico. Nel 2019, con 435mila nuovi nati su 647mila persone decedute, l’Italia ha segnato il valore più basso mai registrato dal 1918. L’Istat, in aprile, ha segnalato come il divario tra nascite e decessi continui ad aumentare e come le proiezioni sembrino confermare per l’anno a venire un ulteriore calo di natalità dell’1,3% legato all’“l’effetto Covid-19”.

Questioni immense, cui oggi si aggiungono nuove diseguaglianze di genere trascinate con sé proprio dalla pandemia. Con gli occhi delle bambine. Atlante dell’infanzia a rischio 2020, redatto recentemente da Save the Children (in collaborazione con Istat) segnala che circa 1 milione e 140 mila ragazze italiane tra i 15 e i 29 anni rischiano, entro la fine dell’anno, di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione, rinunciando così ad aspirazioni e a progetti per il proprio futuro: “Chi vive una condizione di povertà economica ed educativa sa che rischia di essere lasciato indietro, a maggior ragione se è femmina”. Un limbo in cui già oggi è intrappolata una ragazza su quattro, con picchi che si avvicinano al 40% in Sicilia e in Calabria, e che vede percentuali alte anche per le ragazze dei territori più virtuosi, come, per esempio, il Trentino Alto Adige (14,6% di ragazze Neet).

In questa situazione, diventa decisivo insistere sulle competenze delle ragazze e delle donne, lavorando su processi di empowerment, cioè sulla consapevolezza di sé, delle proprie doti e potenzialità, così come su scelte, decisioni e azioni. Non si tratta di perorare la causa dell’“emancipazione attraverso il lavoro”, ma è innegabile che l’assenza di reddito e di lavoro condannino sia le donne più giovani che le adulte a gravi livelli di mancanza di autonomia e libertà. Con conseguenze che possono diventare drammatiche.

In quest’ottica, pochi giorni fa è stata lanciata la piattaforma digitale del progetto MASP, sviluppata da Afol Metropolitana che può rivelarsi uno strumento efficace. Risponde infatti alla necessità di imparare a riconoscere e valorizzare, anche in ambito professionale, quelle competenze trasversali acquisite da ciascuna nel corso della vita. La piattaforma MASP è progettata sull’individuazione di quattro macro aree di competenze – emotive, sociali, cognitive, realizzative – al cui interno è possibile collocare i propri percorsi, a cavallo tra lavoro e vita, nonché le conoscenze acquisite. La scelta dei campi di indagine e di restituzione è stata effettuata sulla base dei suggerimenti del campione target del progetto, ovvero donne disoccupate oppure che hanno rinunciato al lavoro per via dei carichi di cura.

La piattaforma, che si rivolge alle donne in un’età compresa tra i 29 e i 45 anni, in cerca di lavoro o che vogliono cambiarlo, è di libero accesso. Basta registrarsi e rispondere alle domande per identificare il proprio profilo. Una volta fotografate le proprie caratteristiche, è possibile allenare o rinforzare i lati più carenti, attraverso una serie di video tutorial.

La piattaforma si prefigge di diventare strumento diffuso tra le donne e tra gli operatori dei servizi al lavoro, all’interno di un progetto più ampio che si rivolge in prima istanza ai policy-maker, ai servizi territoriali per il lavoro e alle organizzazioni aziendali come attori principali di un cambiamento che deve coinvolgere tutto il tessuto sociale per poter essere efficace. È necessario stimolare una trasformazione culturale all’interno delle aziende, il superamento di una mentalità “quantitativa” per fare posto a focalizzazioni su obiettivi, tramite anche lo sviluppo di programmi adeguati di smart-working.

Mai come in questo momento critico della storia, è indispensabile promuovere il superamento di un modello culturale che sembra addirittura arretrare, faticando a liberarsi degli schemi derivanti dalla divisione sessuale del lavoro, con i suoi ruoli distinti di breadwinner e caregiver. La vera sfida per la società contemporanea rimane quella di trasformare la qualità della vita di donne e uomini insieme.

Il Comune di Milano è capofila del progetto, mentre gli altri partner sono Agenzia Metropolitana per la formazione l’orientamento e il lavoro (Ita); Life Based Value (Ita); Gruppo Cooperativo CGM (Ita); A.P.I. Associazione Piccole e Medie Industrie (Ita); Agenzia del Lavoro della Provincia Autonoma di Trento (Ita); Associazione Italiana per la promozione della Cultura della Cooperazione e del Nonprofit – A.I.C.CO.N. (Ita); REVES – Réseau Europeen des Villes et Régions de l’Economie Sociale (Belgio); EUROMASC (Norvegia).

 

 

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