Per un reddito di esistenza universale


Giuseppe Allegri

A partire dal recente libro di Giacomo Pisani, Welfare e trasformazioni del lavoro (Ediesse, collana fondamenti, p. 265, € 15), alcune riflessioni sull’urgenza di legare un Welfare concretamente universale all’innovazione sociale, culturale, artistica nell’orizzonte di un reddito di base nella transizione digitale, come abbiamo sostenuto anche nel Quaderno per il reddito n. 9, dal titolo WebFare tra big Data e reddito per tutti.

 

 

Il recente libro di Giacomo Pisani, Welfare e trasformazioni del lavoro (Ediesse, collana fondamenti, p. 265, € 15) è un compatto ed esaustivo manualetto sul nesso conflittuale, sempre aperto a innovazioni e regressioni, tra mutamenti delle forme di produzione e sistemi di sicurezza sociale.

È articolato in quattro capitoli che partono dalla ricostruzione diacronica del rapporto tra lavoro e produzione dalla prima modernità alla “rottura postfordista”, per addentrarsi poi sul farsi del Welfare State/Sozialstaat, tra Otto von Bismarck e Sir William Beveridge, e l’affermarsi dei diritti sociali, aggiornando quindi il dibattito su innovazione sociale ed “economia delle piattaforme” e concludendo con la rivendicazione delle “ragioni del reddito di esistenza universale” in una prospettiva che oltrepassi il Welfare statuale. Come da tradizione per l’ottima collana fondamenti delle Edizioni del Sindacato, ogni capitolo è seguito da un riassunto chiarificatore dei punti nodali trattati, cui si aggiunge un glossario finale ed una bibliografia che contiene anche alcune brevi segnalazioni sinteticamente recensite, dei sentieri per approfondire.

 

Per un reddito di base, oltre il Welfare State

Si tratta quindi di un lavoro che riesce a tenere insieme chiarezza e completezza espositiva con una evidente impostazione teorica e una altrettanto esplicita prospettiva programmatica. L’impostazione teorica è quella rintracciabile in un continuo debito nei confronti del Marx teorico dell’alienazione e critico dell’individualismo proprietario e quindi del Foucault analista della biopolitica neo-tardo-ordo liberale e della sua capacità disciplinare sulle singolari forme di vita. Il tutto riletto alla luce della visione (post-neo) operaista di Toni Negri, tra centralità del lavoro della conoscenza nel capitalismo cognitivo ed erosione della tradizionale sovranità statuale. Certo con un pizzico di riflessione sui limiti del postmodernismo. Siamo quindi nei sentieri tracciati e prolifici – e non interrotti e aridi – di un pensiero forte e produttivo.

Così la prospettiva programmatica di fondo risulta essere una conseguenza di questi riferimenti teorici e ruota intorno all’urgenza di aggiornare il modello sociale europeo pensando diritti sociali fondamentali e un reddito di base – “di esistenza universale”, come lo chiama l’Autore – sganciati dalla cittadinanza lavorista. E perciò intesi come reale spazio di libertà individuale e solidarietà collettiva, per rifiutare i ricatti del lavoro povero e dell’esclusione sociale e insistere sul portato emancipatorio, garantistico, libertario di misure universali per un degno – e per quanto possibile felice, aggiungiamo noi – ius existentiae. Qui i riferimenti ruotano intorno ai celebri studi in favore del reddito di base universale e incondizionato di Philippe Van Parijs, ma passano anche per il confronto col pensiero del garantismo sociale di Luigi Ferrajoli e quindi con quello del compianto Stefano Rodotà, che proprio sulla relazione evolutiva tra innovazione tecno-sociale, reddito di base e necessaria dimensione politica e sociale dell’integrazione continentale ci ha lasciato forse la sua più entusiasmante – e troppo spesso dimenticata – eredità, da vero e proprio pensatore del futuro.

Ed è forse proprio su questa triangolazione che è necessario tornare a riflettere e ad agire, a partire dall’assai utile libro di Giacomo Pisani e con uno sguardo improntato alle ricchezze del possibile, per dirla con il lascito di André Gorz, Autore forse non troppo caro al buon Giacomo e che però ci permette di reinventare la solidarietà in un quadro di ecologia sociale e politica , anch’egli non a caso in dialogo con Philippe Van Parijs negli anni Novanta dello scorso secolo.

Allora si può chiudere la lettura di Pisani proponendo tre appunti per il presente ed il futuro.

Reddito di base, creatività, innovazione e Qualitative Existing

A partire dalla necessità di insistere sul profilo emancipatorio, libertario, di promozione dell’invenzione e innovazione artistica da parte di un Welfare concretamente universalistico e sempre più aperto a sperimentazioni di un concreto reddito di base, come ci indicano da tempo da un lato il nostro amato Mark Fisher quando rifletteva sul Welfare anglosassone degli anni Sessanta-Ottanta del Novecento come “fonte indiretta di finanziamento per la maggior parte degli esperimenti nel campo della popular culture” (Spettri della mia vita. Scritti su depressione, hauntologia e futuri perduti, minimum fax, 2019, ed. or, 2013, p. 29), dall’altra i celebri speech dell’immenso produttore musicale Brian Eno, quando lega Universal Basic Income e promozione del talento di ciascuno in un quadro di innovazione dell’intera società.

Questa consapevolezza ci permette di stare dentro e confrontarsi con il dibattito più mainstream degli innovatori sociali e tecnologici sull’urgenza di un reddito di base nell’era digitale, con la possibilità di interpretarlo come strumento di possibile decostruzione della retorica mercatista e di maggiore autodeterminazione individuale, cooperazione sociale, solidarietà tra diversi, vera e propria nuova istituzione nella quarta rivoluzione tecnologica, quella del WebFare tra big Data e reddito per tutti.

Per finire con la probabilmente ineludibile eventualità di proporre misure continentali di garanzia di un reddito di base multilivello, un possibile Eurodividendo (per riprendere un’intuizione risalente a qualche decennio fa del solito Philippe Van Parijs), per una concreta European Social Union, tanto più dinanzi a porzioni di classi dirigenti continentali che tornano a parlare di Helicopter Money, così Marcello Minenna su Il sole 24 ore: «la moneta al popolo, direttamente dalle rotative della banca centrale, e senza nessuna contropartita. L’idea della “moneta dagli elicotteri” come estrema misura di stimolo all’economia torna nuovamente nel dibattito internazionale». Come se – dopo gli anni del QE, Quantitative Easing, della Banca centrale europea, fortemente voluto da Mario Draghi – si possa ora pensare a quello che con Luigi Corvo da tempo proviamo a capire se poter nominare come nuovo QE, Qualitative Existing, nel senso, un poco immaginifico, di una erogazione monetaria, un reddito di base per un’esistenza degna, qualitativamente buona: una sorta di prodromico reddito di esistenza continentale.

È anche spingendo in favore di queste visioni, immaginando confronti e conflitti fuori dalle logiche identitarie, che si giocherà la lotta contro le pulsioni nazionaliste, isolazioniste, sovraniste, autoritarie e “austeriche” di una guerra tra poveri e tra demagogiche élite, come del resto auspica anche il libro di Giacomo Pisani e come immagino verrà fuori dalle successive discussioni e presentazioni.

Tratto da Opera Viva

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