«Sussidi e bonus sono un caos, ora ci vuole un reddito di base»


Roberto Ciccarelli

Decreto rilancio. Parte la “fase due” della campagna per il reddito di quarantena che chiede l’estensione senza vincoli strutturale e individuale del redditodicittadinanza per precari, partite iva, poveri, invisibili e un nuovo sistema universale di ammortizzatori sociali in una crisi che durerà anni e non ha bisogno di misure tampone, temporanee e categoriali.

 

Con una pioggia di sussidi temporanei il governo ritiene di avere «evitato le diseguaglianze» e «aiutato i più deboli», ma ha solo messo sotto il tappeto le conseguenze della precarizzazione del lavoro e l’erosione di un Welfare estremizzata dalla crisi indotta dal Covid 19. Lo hanno sostenuto ieri i lavoratori precari, anche quelli dello spettacolo che rimbalzano in un caos di ammortizzatori, che hanno partecipato in sicurezza a sit-in davanti alle sedi Inps di Padova, Verona, Schio, Venezia, Trento, Rimini, Reggio Emilia con Adl Cobas, a Bologna anche con Si Cobas e Sgb. A Roma le Camere del lavoro precario e autonomo (Clap) sono intervenute con volantini e cartelli nelle file davanti a supermercati e nei mercati durante la distribuzione della spesa solidale a San Lorenzo.

È iniziata così la campagna per il «reddito di base incondizionato» e un sistema universale di ammortizzatori sociali, la «fase due» della campagna per il «reddito di quarantena» che ha orientato il dibattito nazionale ma non ha ancora ottenuto la cosa più semplice da fare per rispondere agli aulici obiettivi del governo: estendere fino al massimale di 780 euro a individuo, senza vincoli, in maniera strutturale, il cosiddetto «reddito di cittadinanza» a tutti coloro che riceveranno un bonus per tre mesi e lo perderanno all’inizio dell’estate. E’ una richiesta di giustizia sociale, non un indennizzo contro un danno, cioè la logica neoliberale del governo. E riguarda anche i cittadini extracomunitari residenti da meno di 10 anni ed esclusi dal reddito di cittadinanza. Una norma razzista, voluta da Lega e Cinque Stelle, che non sembra inquietare nessuno di quelli che oggi dicono di «aiutare i più deboli».

Concretamente: tra poco milioni di persone si troveranno senza reddito e senza lavoro (precario). «Il decreto rilancio non affronta in maniera strutturale l’emergenza che esisteva prima del virus – sostengono i promotori della campagna – Ora è il momento per gettare le basi per un welfare universale».

La costosa prospettiva del governo è invece a breve termine, mentre la crisi durerà anni. Oggi ritiene di risparmiare su poveri e precari, mentre garantisce il taglio dell’Irap a giugno a tutte le aziende fino a 250 milioni di fatturato. Domani si troverà a spendere il triplo (se avrà i fondi) per provare inutilmente a riparare i danni prodotti oggi dal rifiuto ideologico di tutelare il diritto all’esistenza degli individui. Così facendo frantuma ancora di più un Welfare a pezzi, classista e familista. Oltre alle macchinose casse integrazioni, ci sono i 600 euro erogati a pioggia alle partite Iva. Nel decreto «rilancio» (quando arriverà) sarà istituito il «Rem», il «reddito di emergenza»: massimo 800 euro in due tranche. Come dice l’acronimo questo è il tentativo di mettere in sonno l’impoverimento. C’è chi tuttavia non si fa addormentare e dimostra, norme alla mano, che i criteri reddituali e patrimoniali del «Rem» escludono, e non includono, gli invisibili. Il «Rem» sarà inaccessibile anche a chi ha ricevuto le altre indennità ma le ha terminate per pagare affitto e bollette, chi vive in famiglia con un pensionato o guadagna più dell’importo del «Rem».

Tratto da Il Manifesto edizione del

Lascia un commento