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“Reddito garantito, la politica batta un colpo”

di Frida Nacinovich

Solo il nostro paese, insieme alla Grecia, ha fatto orecchie da mercante di fronte alle raccomandazioni arrivate da Bruxelles sul sostegno pubblico ai disoccupati. Come mai? Lo chiediamo a un esperto come Sandro Gobetti, responsabile italiano del Basic income network, un gruppo di sociologi, economisti, filosofi, giuristi, ricercatori, liberi pensatori che si occupa appunto di studiare, progettare e promuovere l’introduzione di un reddito garantito.

Bellissima domanda. Purtroppo Bruxelles ha dato un’indicazione. Un semplice suggerimento invece di una direttiva. E l’Italia l’ha disatteso. Eppure è dal 1992 che si discute di redito minimo. Da vent’anni, durante i quali l’Italia ha accumulato un gap enorme rispetto agli altri paesi. Faccio un esempio. Se un italiano perde il lavoro in Belgio ha diritto a un sussidio di disoccupazione e poi – se non riesce a trovare una nuova occupazione – a un reddito minimo. Se invece un cittadino belga perde lavoro in Italia entra direttamente a far parte dei nuovi poveri. Rispetto al tema del reddito minimo garantito la politica italiana è sclerotizzata. Già nel 1996 – si parla di diversi anni fa – la commissione Onofri aveva fornito le indicazioni generali per portare avanti questa misura, con tanto di spesa necessaria. Non se ne fece nulla. E a non fare nulla si è continuato. Ora il ritardo è gigantesco. E la conseguenza è che un’itera generazione non ha potuto usufruire di un suo diritto.

Reddito minimo garantito e reddito di cittadinanza vengono spesso usati come sinonimi. Ma lo sono davvero?
Grande è la confusione sotto il cielo. Il reddito di cittadinanza si lega all’esistenza stessa delle persone. Mentre il dibattito sul reddito minimo ruota intorno al fatto che ogni cittadino ha diritto – a prescindere dal suo status, dalla sua religione, dal sesso… – a un minimo di salario garantito. Questa ultima formula è più legata agli attuali modelli europei. Un provvedimento di politica sociale avanzato, che mette tra i diritti fondamentali – insieme all’istruzione, alla salute, alla casa – il salario minimo. Nessuno deve scivolare al di sotto di una certa soglia di povertà. In Italia si fa molta confusione anche sul sussidio di disoccupazione, che non è il reddito minimo garantito. Proprio facendo riferimento al livello medio europeo lo schema è che il reddito minimo arriva dopo la fine del sussidio di disoccupazione. Molti hanno frainteso questo schema e pensano che il reddito minimo garantito tolga tutto il resto. Quindi la proposta di un sussidio di assistenza per le fasce povere deve aprire un dibattito rispetto al reddito.

In Parlamento giacciono le proposte del Pd (500 euro al mese) e di Sel (600), in arrivo c’è quella del M5S. Però ancora non sono state prese decisioni. La legge non c’è. Eppure l’Europa lo chiede da vent’anni.
Come Bin Italia abbiamo partecipato dal giugno al dicembre 2012 a una grande campagna di mobilitazione, che ha visto coinvolti partiti, da Sel a Rifondazione comunista, passando per una parte del Pd, i Cinque stelle, associazioni e movimenti sociali, categorie sindacali come la Nidil Cgil. Nell’aprile 2013 abbiamo consegnato in Cassazione le firme raccolte e abbiamo chiesto ai partiti sensibili sul tema di elaborare una proposta di legge comune. Di fare una sorta di larga intesa sul reddito minimo garantito. Ci sono fotografie di parlamentari di Sel, del Movimento cinque stelle, del Pd con i pacchi pieni di firme. Qualcuno urlò: «Abbiamo la maggioranza in Parlamento». Poi però da aprile ad oggi non è successo nulla. La proposta di legge di iniziativa popolare c’è, Sel l’ha fatta propria per accelerarne l’iter. I Cinque stelle hanno presentato una loro proposta. Alcuni nel Pd pensano come il ministro Giovannini ad un reddito per le estreme povertà, ma ad oggi non sono né stati individuati i fondi, né pare che il tema abbia riscosso interesse nel dibattito sulla legge di stabilità. Altri hanno messo in campo un provvedimento, che somiglia molto alla legge di iniziativa popolare. Insomma, forze politiche sensibili al tema ci sono, è innegabile.

Che fare di fronte all’abulia del Parlamento?
Dopo sei mesi rivolgiamo un nuovo invito ai partiti ad andare avanti. Nel frattempo tutti gli indici economici dicono che la disoccupazione è aumentata in maniera esponenziale. Mentre Save the children ha lanciato una raccolta fondi straordinaria per aiutare i bambini poveri in Italia, che sono diventati più di due milioni. Sono i figli dei nuovi poveri. Trovo sconcertante il fatto che una nota marca di biscotti si faccia pubblicità dicendo che comprando un pacco di Oro Saiwa aiuti i bambini malnutriti. Non lascerei un tema così delicato alla magnanimità dell’imprenditore di turno, che magari fa cadere una briciola dal tavolo. Il tema del reddito minimo garantito riguarda le politiche economiche, le scelte politiche, la redistribuzione, l’idea di paese, di mondo, di cittadinanza, di convivenza.

Il tema è particolarmente urgente oggi, vista la situazione del paese.
Dal 1992 la situazione non solo non si è sbloccata, ma si è aggravata. Intere generazioni cui è stato negato un diritto si sono impoverite. Oggi la realtà è drammatica. Domani sarà ancora peggiore. Come sbarcheranno il lunario i precari che non saranno riusciti ad ottenere una pensione? Manca l’idea del futuro. Il diritto al salario minimo è un diritto umano alla stregua degli altri.

Pubblicato su: Liberazione.it

 

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