Reclama reddito e divani per tutti!


Reclaim the Money

 

Riceviamo e pubblichiamo:

 

Reclama reddito e divani per tutti!

Finalmente in Italia abbiamo il reddito di cittadinanza! E’ giunta l’ora di metterci in fila ai CAF, ai Centri per l’Impiego, agli uffici preposti per fare domanda e pretendere la nostra fetta di giustizia sociale, la nostra parte di ricchezza prodotta. Visto che la versione italica del reddito di cittadinanza (d’altronde siamo in epoca sovranista) ha fatto notevole confusione nella proposta contrapponendola al divano, inserendo norme capestro contro l’uso del suppellettile più amato della casa, riteniamo che vada fatta chiarezza.

Dopo tanti anni in cui siamo stati descritti come ‘le generazioni che staranno peggio dei padri’, tra precarietà del lavoro e precarietà di vita, costretti ad accettare ogni forma di lavoro, sottopagati, tra disoccupazione involontaria e lavoretti intermittenti, ricattati nel salario e nei diritti, inventando continuamente nuove forme di sopravvivenza, vilipesi, derisi, senza diritti sociali, costretti a fare più lavori per finire sempre sotto la soglia di povertà, riteniamo che non vi può essere un reddito di cittadinanza senza il conseguente uso del divano. Anzi, a viva voce rivendichiamo che l’uso del divano, deve diventare ora un abuso.

Per anni, dopo una giornata in cui avevamo svolto due lavori precari ed uno al nero per poter arrivare a fine mese, ci siamo spalmati sul nostro divano pensando al giorno in cui avremmo avuto un reddito di cittadinanza. Per anni abbiamo convissuto con i nostri divani, spesso veri e propri letti dove svenire dalla stanchezza, in case con affitti che si mangiavano quasi tutto il nostro salario. Stanchi ma pieni di speranza, sognavamo il giorno in cui ci saremo potuti mettere in fila per avere i nostri diritti, a partire da un reddito garantito. Finalmente ora abbiamo quella possibilità. Ma senza i divani tutto è perduto, tutto perde di significato.

Il reddito è un nostro diritto, il divano pure. Abbiamo dato abbastanza nel corso degli ultimi decenni. Siamo stati trattati come schiavi, da pagare poco e spostare dove e quando si voleva. Ci si chiedeva di reinventarci ogni volta, di fare corsi di aggiornamento, formazione per essere sempre spendibili sul mercato. Quel mercato del lavoro che, come un eterno presente, ogni volta era precario, sottopagato, senza diritti. E tutto ciò mentre si riempivano di soldi imprese e aziende, tra sgravi fiscali e investimenti enormi (che visto il tasso di precarietà e disoccupazione possiamo dire: soldi spesi male!). Ora abbiamo diritto alla nostra pozione di riposo, abbiamo diritto di ricaricare le nostre energie, di uscire dall’ansia della sopravvivenza, di stare un pò con i nostri cari, i nostri figli, i nostri partner (spesso tutti precari pure loro, figli, cari e partner). Abbiamo diritto a rigenerare i nostri corpi e le nostre membra fuori dal ricatto del lavoro povero, sottopagato, fintamente volontario, che ci è stato imposto per decenni e che per la necessità della sopravvivenza non abbiamo potuto rifiutare. Ora, finalmente, con il reddito di cittadinanza ci è permessa la riconquista del nostro tempo, per poterci riposare dopo tanta fatica, per poter riprendere a vivere e fare scelte libere, professionali o meno, come deve essere garantito a tutti gli essere umani. E’ ora di cambiare i nostri vecchi divani con i quali abbiamo condiviso sofferenze e speranze.

Per questo riteniamo che dopo aver fatto la fila agli uffici preposti per avere il reddito di cittadinanza, si corra tutti insieme ad acquistare un nuovo divano, preferibilmente rosso, per poterci riprendere parte di quel tempo che ci è stato sottratto in anni di precarietà e lavoretti. Ora è arrivato dunque il momento di prendere il reddito di cittadinanza e per i primi mesi far diventare il settore divanistico, poltronistico, sediaistico, sdraiettistico il primo settore industriale per vendite in Italia. Corriamo a prendere il reddito, corriamo a prenderci un divano.

Reclama reddito, compriamoci un divano!

Se non ora quando? Se non qui dove? Se non tu chi?

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