Precari. Percorsi di vita tra lavoro e non-lavoro


Andrea Tiddi

È il momento della critica del lavoro. È il momento del rifiuto del lavoro. È l’esplosione del lavoro precario. Un lavoro mobile rispetto al luogo, al settore e al tipo di lavoro. Flessibilità del lavoro, dunque del reddito, vuol dire sostanziale precarietà della vita, questa è la regola per i nuovi lavori. Flessibilità, deregolamentazione del rapporto di lavoro, assenza di diritti. La crisi della costituzione materiale del sistema fordista, la crisi del modello di lavoro organizzato sulla produzione centralizzata e sull’operaio di fabbrica, si traduce in crisi della costituzione formale, del diritto e delle garanzie del lavoro. Ma quando guardiamo alle qualità sociali del lavoro, le forme della prestazione ritornano ai contenuti del lavoro: la flessibilità si comprende con l’affermarsi del lavoro immateriale. Il momento centrale del lavoro è il non lavoro. Vediamo ovunque momenti di questa produzione sociale. Abbiamo visto gli antagonismi del lavoro precario prodursi su tutti momenti d’attività della forza lavoro. Le figure del lavoro sociale si sovrappongono continuamente l’un l’altra. Quei contenuti sociali del lavoro sono la trasfigurazione della sostanza del lavoro diffuso, del valore spontaneo prodotto in tutte le eccedenze dell’economia reale. Il reddito garantito è, da questo punto di vista, il  presupposto per l’esodo oltre della società del lavoro.

Di Andrea Tiddi, edito da Derive Approdi Roma 2001

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