Lettera aperta del Bin Italia al Presidente Monti e al Ministro del welfare


Consiglio direttivo del Bin Italia

Il Bin-Italia ha rivolto al neo-presidente del consiglio Mario Monti e alla nuova ministra del welfare Elsa Fornero un appello per l’introduzione urgente, immediata di una misura di reddito minimo garantito. L’appello del Bin-Italia è a fare presto nel realizzare misure efficaci e non più rinviabili per contrastare l’emergenza sociale in atto nel nostro paese. Per scongiurare il rischio di default dei diritti di cittadinanza e per consentire al nostro Paese di adeguarsi agli strandard europei di protezione della dignità umana si rende indispensabile il riconoscimento di forme individuali di reddito garantito

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Mario Monti 

E p.c. Ministro del Lavoro e delle politiche sociali Prof.ssa Elsa Fornero

 

“Fate presto!” Appello per l’introduzione di un reddito minimo garantito

 

Egregio Sig. Presidente del Consiglio,

ci rivolgiamo a Lei in questa fase iniziale e concitata dell’azione del Suo nuovo ministero affinché prenda nota, al fine di porvi riparo, della drammatica condizione di  emergenza sociale in cui versa il nostro Paese.

I termini “emergenza” ed “eccezionalità” sono stati tutti usati per il racconto della crisi economica internazionale che siamo costretti ad affrontare, tanto che su questi si sono basate le scelte della nascita di un nuovo governo e a quanto pare delle future politiche economiche.

Ma riteniamo che esista una emergenza ancora più impellente da affrontare. Parliamo di quella emergenza sociale presente da anni nel nostro paese e che con la crisi è divenuta ormai di carattere “esistenziale”. Solo pochi dati basteranno a mostrare la necessità e l’urgenza di un intervento sul  piano della realizzazione di misure di sostegno in favore dei cittadini:  il 13,8% della popolazione vive in stato di povertà (fonte Caritas, ottobre 2011), i furti dei generi di prima necessità nei supermercati sono aumentati del 7,8% nell’ultimo anno (per un ammontare di 3 miliardi di euro annui, secondo il “Barometro dei furti nella vendita al dettaglio” a cura del Centre for Retail Research, ottobre 2011),  i giovani privi di occupazione ed espulsi anche dal ciclo della formazione sono nel 2011 oltre 2,5 milioni mentre solo nel 2006 erano 824mila, tra i disoccupati solo 1 su 4 riesce a trovare un lavoro, sempre più spesso precario, entro un anno (dati Bankitalia, novembre 2011). Già ricordare questi pochi dati, che Lei certo conosce bene, siamo in grado di definire questa come una situazione di allarmante “emergenza sociale” che attende una risposta di urgente decisione. Il nostro grido di allarme e rivolto dunque al nuovo governo e chiediamo a gran voce di “Fare Presto!”.

Conosciamo la sua ferma e ribadita intenzione di orientare le decisioni del governo alla luce delle indicazioni dell’Unione europea. Ebbene, guardando sempre all’Europa, la Commissione da anni ci invita a combattere quella che definisce la “segmentazione” del mercato del lavoro e negli ultimi documenti rivolti all’Italia, dall’esame (molto negativo peraltro), in giugno, del Programma nazionale di riforma del nostro paese in poi, ha costantemente richiesto misure in  particolare in favore del precariato e dei giovani nonché l’adozione di forme inclusive e universali di indennità di disoccupazione e di efficienti misure di sostegno al reddito. La stessa Commissione ci invita sin dal 1992 con la Raccomandazione 92/441, ad “impegnarci per adottare misure di garanzia a partire dal reddito minimo come elemento qualificante del modello sociale europeo”. Come saprà di certo l’Italia è oggi uno dei pochi paesi in Europa a non avere alcuna misura di reddito minimo per coloro che sono in uno stato di disoccupazione, o in difficoltà economica. Tanto che l’Eurostat il 3 ottobre del 2005 indicava “l’Italia come uno dei paesi più a rischio povertà” individuando addirittura nel “42 per cento della popolazione totale” il segmento a rischio di esclusione nei prossimi quindici o venti anni.

E’ noto che in numerosi stati europei quando si perde lavoro si ha la possibilità di accedere ad un sussidio di disoccupazione (in Italia solo il 17,2 per cento di disoccupati riesce a farlo, contro il 94,7 per cento dell’Olanda o il 91,8 per cento del Belgio o il 70,9 per cento della Francia o l’ 80 per cento della Germania) e sappiamo anche che quando questo tipo di misura termina si può ancora avere un sostegno economico quale il reddito minimo garantito. E non si tratta di sostegni simbolici perché l’ammontare medio è pari a circa 600 euro al mese in Belgio, a circa 700 euro in Austria, altrettanti in Irlanda o in Belgio, senza poi menzionare i livelli di tutela offerti dagli ordinamenti scandinavi. E’ noto poi che oltre al sostegno finanziario i nostri concittadini europei in stato di bisogno possono contare sull’accesso alla casa, ai trasporti, alla cultura o alle misure di supporto per la famiglia o i figli.

Siamo certi che lo scenario interno ed europeo  Le è  ben chiaro, che conosce meglio di noi i dati della crisi ed i suoi effetti drammatici, che il governo da Lei presieduto valuterà  le misure generalmente adottate nel welfare europeo e le best practices valorizzate nell’ambito del metodo aperto di coordinamento e che sicuramente è consapevole dell’enorme ritardo italiano rispetto alle misure di reddito minimo garantito vigenti negli altri paesi, tanto da farci dire che oggi possiamo essere uno di quei paesi che potrebbero persino superare, migliorandone l’efficacia a partire da un reddito minimo garantito ed incondizionato, le tradizionali forme di sostegno al reddito che sono presenti negli stati europei.

Vogliamo però ancora una volta sottolineare che la situazione esistenziale delle persone in difficoltà è drammatica se non esplosiva e per questo Le suggeriamo di mettere, presto, immediatamente, in calendario lo studio di misure appropriate per porvi rimedio a partire proprio dall’individuazione di una misura di reddito minimo garantito incondizionato (ulteriore rispetto a una indennità di disoccupazione generalizzata,  che dovrebbe anche essa essere garantita a tutti quei lavoratori che oggi non possono richiederla) affinché si definisca un nuovo diritto sociale.

Sappiamo che in molti già diranno che questa misura costa denaro, ma sappiamo anche che non avere una misura di questo tipo, costa in verità molto, ma molto di più, sia in termini economici che in termini di coesione sociale, di garanzia dei diritti, del riconoscimento di una piena cittadinanza, della certezza di un impoverimento di una società nel suo complesso.

Far rimanere l’Italia, a tutti gli effetti, un paese “europeo” non presuppone solo la difesa della moneta comune, ma la salvaguardia effettiva di quei diritti che permettano a tutti i cittadini di questo continente di sentirsi tali, di non vedere calpestata la propria dignità personale e poter così mantenere un proprio ruolo attivo nella vita culturale, politica e sociale di questo paese e di questo continente. Oggi è il momento: un reddito minimo garantito è possibile, necessario, fondamentale.

Il rischio di “default dei diritti di cittadinanza e della dignità della persona” è ormai presente. Per questo le chiediamo di fare presto.

Certi della Sua sensibilità ci attendiamo al più presto che la misura del reddito minimo garantito diventi una realtà anche per i cittadini italiani e Le porgiamo i nostri cordiali saluti.

 

Consiglio direttivo del Bin Italia