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Il grande imbroglio del Governo sul reddito minimo

di Valentina Greco

Riceviamo e volentieri pubblichiamo, articolo in merito alla proposta di un sostegno al reddito del governo Letta.

171 sì e 131 no. Ecco i risultati del voto di fiducia del Senato  sulla legge di stabilità e del  maxiemendamento  che,  tra le altre cose, propone un finanziamento di 120 milioni di Euro in tre anni recuperato dalle cosiddette pensioni d’oro,  a fronte dei  7 miliardi che servirebbero, per introdurre il  SIA (Sostegno per l’inclusione attiva), proposto da un  gruppo di studio del ministero del Lavoro e delle politiche Sociali lo scorso giugno.  Il SIA ha come fine quello  di sostenere e integrare il reddito delle famiglie che vivono sotto la soglia di povertà assoluta. Subito le maggiori testate giornalistiche hanno titolato “prove di reddito minimo” et similia. Ma siamo sicuri che si tratti di reddito minimo garantito? Siamo sicuri che noi e il governo delle larghe intese parliamo della medesima cosa quando parliamo di reddito minimo garantito? A  me,  a molti di noi, pare di no.

Non la vediamo come una “prova di reddito” per tanti motivi: uno su tutti è che questo provvedimento, totalmente insufficiente, ha il sapore di una estensione della social card. Sono anni che sentiamo dire che non ci sono i fondi per finanziare il RMG in Italia benché l’Europa ci abbia richiamati sul tema più e più volte, sin dal lontano ’92. Non è vero: il governo e la politica più in generale scelgono su cosa investire e su cosa tagliare. Basta leggere l’autorevole rapporto della campagna Sbialnciamoci! per rendercene conto (http://www.sbilanciamoci.org/). Infatti, non è un caso  che si sia scelto di finanziare l’acquisto di 131 cacciabombardieri F-35 per la difesa della Patria e di  finanziare le guerre sotto le mentite spoglie di missioni di pace mentre d’altro lato si continuano ad attuare politiche di austerity seguendo il dettato dalla BCE, sostenute da un accordo bilaterale volto ad attuare il fiscal compact, e a tagliare ulteriormente in sanità, ricerca, diritto allo studio, servizi e via discorrendo.

Lo scorso aprile abbiamo presentato insieme ad una rete di associazioni e tre partiti oltre 60.000 firme a favore di una proposta di iniziativa popolare per l’introduzione di un reddito minimo garantito:  ci siamo organizzati e abbiamo preso parola in assenza di una chiara risposta in merito da parte della politica. Autorevoli studi dimostrano che il reddito minimo garantito è uno strumento di contrasto alla povertà, argine contro il lavoro nero e strumento che ci consentirebbe di liberarci dalla ricattabilità. E’ un diritto condurre una vita dignitosa e libera, sotto ogni aspetto. E oggi non è così.  Ecco perché è importante poter accedere a un reddito minimo garantito che ci consenta di essere padroni delle nostre vite e, quindi, di noi stessi. In seguito alla presentazione delle firme, Pd, Sel e M5S hanno presentato ben tre proposte di legge differenti in merito, in pieno stile di una sinistra sempre più spaccata e autoreferenziale. Per una volta che il governo delle larghe intese doveva usare la maggioranza nell’interesse del Paese, mantra che ormai sentiamo ripetere da tempo,  non l’ha fatto. Non hanno creato un intergruppo parlamentare e men che meno hanno consultato i promotori della campagna.  Il risultato è sotto gli occhi di tutti.  Ecco perché è urgente più che mai rilanciare l’appello lanciato negli scorsi giorni dal Basic Income Network “per una larga intesa per il reddito minimo garantito” . Ecco perché, a poche ore di distanza dal voto di fiducia della legge di stabilità, è necessario sostenere l’iniziativa dei cittadini europei (ECI) per un Reddito di base incondizionato chiedendo alla Commissione Europea di valutare l’idea di riformare i modelli di sicurezza sociale in vigore verso il raggiungimento di questo obiettivo.

Servono un milione di firme entro il 14 gennaio (http://sign.basicincome2013.eu ). Non rimaniamo passivi davanti ad una politica immobile e diciamo a chiare lettere che No, noi non ci stiamo: sui diritti non si taglia. Li pretendiamo. Qui ed ora. Ecco perché non ci stancheremo di bussare alla porta della politica per ricordarle che essa è al servizio del popolo e dei diritti fondamentali dell’essere umano sanciti anche dalla nostra Carta Costituzionale che, tanto per citarne uno, annovera come fondamentale l’uguaglianza formale e sostanziale dei cittadini e delle cittadine. Ed è in questo basilare principio che si trova la chiave di lettura dell’ingiustizia sociale secondo cui il 10% della popolazione italiana gode del 50% della ricchezza mentre il resto della popolazione è a rischio povertà, fissata dall’Istat sotto i 600 euro a persona. No, noi non ci stiamo! Vogliamo un reddito minimo garantito per r-esistere!

Tratto da Esseblog.it 30 novembre 2013

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