Giappone: un reddito di base universale ed incondizionato di emergenza, per tutti residenti.


Da settimane ormai, la pandemia di coronavirus ha anche economicamente milioni di persone in tutto il mondo. Poiché l’economia globale è influenzata negativamente dalla pandemia, i governi hanno realizzato diverse formule di incentivi o sostegni nel tentativo di contrastare il crescente disagio economico causato dal virus. In questo scenario, il reddito di base universale ha ottenuto un’enorme attenzione, come strumento per salvaguardare il benessere della popolazione nel lungo periodo. Allo stesso tempo, molte di queste iniziative sono state erroneamente definite reddito di base universale.

Il 16 aprile 2020, il primo ministro giapponese Shinzo Abe ha annunciato uno stato di emergenza per tutto il Giappone. Questo annuncio includeva che sarebbero stati distribuiti pagamenti in contanti di 100.000 yen (930 dollari americani) a tutti i 120 milioni di cittadini giapponesi. Ogni persona elencata nel registro dei residenti in Giappone (dal 27 aprile 2020) può ricevere 100.000 yen, indipendentemente dalla nazionalità. In pratica, ciò significa che chiunque sia registrato come residente e con un visto superiore a tre mesi è idoneo per ricevere questa sorta di reddito di base. Questo significa adulti e bambini.

Tuttavia, la richiesta stessa può essere fatta solo dal capofamiglia, che può anche richiedere il beneficio per il resto della famiglia. È importante notare che circa il 90% dei capi famiglia non single in Giappone sono uomini. Dopo pesanti critiche, il governo ha consentito alle vittime di violenza domestica di fare richiesta in maniera autonoma per avere questo reddito di base.

La richiesta può essere fatta online o per posta. Un modulo per fare domanda viene inviato a tutte le famiglie del paese. Ogni richiedente deve compilare il modulo ed inserire i dettagli del proprio conto bancario, allegare una copia del proprio documento d’identità e inviare il modulo all’ufficio comunale. Il denaro viene quindi trasferito direttamente sul conto corrente del richiedente.

L’universalità del piano

Inizialmente, solo quelli il cui reddito era fortemente diminuito a causa della politica di emergenza, erano ammissibili a ricevere il versamento in contanti. Tuttavia, dopo molte critiche, il Primo Ministro Abe ha modificato la proposta verso una formula universalistica in modo che potesse raggiungere ogni singolo cittadino residente in Giappone. Il ministro delle finanze Taro Aso ha dichiarato pubblicamente che spera che “le persone benestanti non rivendichino i loro diritti a riceverlo” e dunque a non fare domanda per questa formula di reddito di base di emergenza. Inoltre, il Partito Democratico Liberale del Giappone ha deciso che i suoi membri del parlamento non avrebbero richiesto il beneficio economico. Anche i politici di altri partiti politici come Natsuo Yamaguchi hanno dichiarato che non faranno domanda per poterlo ricevere.

Yuichiro Tamaki, leader del Partito Democratico per il Popolo dell’opposizione, ha dichiarato di ricevere i soldi e donarli in campo medico. Secondo lui, “Se creiamo uno stato d’animo in cui il rifiuto è visto come un atto nobile, finiamo per far sentire le persone che hanno urgente bisogno di aiuto a sentirsi in imbarazzo a riceverlo”.

La formula del reddito di base cosi pensato in Giappone differiscono dal tipico reddito di base universale ed incondizionato nel senso che si tratta di un pagamento una tantum e non di un pagamento periodico. Il pagamento proviene da un bilancio di emergenza e non per lo sviluppo sociale a lungo termine. Tuttavia questa sorta di reddito di base, oltre che un pagamento in contanti destinato a tutti su base individuale, è indipendente dalle esigenze lavorative e senza bisogno di dimostrare lo stato di necessità (means test) e per questo viene erogato a tutta la popolazione residente.

Tratto da BIEN

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