Coronavirus: è il momento dell'”helicopter money”


La pandemia di Covid-19 che sta devastando vite e mezzi di sussistenza in tutto il mondo, ha fatto anche una vittima più sottile: i tabù convenzionali nel pensiero della politica economica vengono rapidamente spazzati via.

L’economista britannico Robert Chote, ha affermato questa settimana che il governo non dovrebbe preoccuparsi dei disavanzi a breve termine, perché si trova di fronte a qualcosa come una “situazione di guerra”. “Non è il momento di essere schizzinosi sulle aggiunte una tantum al debito pubblico”, ha detto ai deputati. C’è stato un “riconoscimento del fatto che questo shock è assolutamente diverso” dalle crisi precedenti, dice Beatrice Weder di Mauro, docente di economia e presidente del Centre for Economic Policy Research. “Le cose si stanno muovendo molto velocemente, e anche le menti”. Il risultato è che una serie di idee politiche che una volta erano semplici discussioni puramente teoriche, oggi, sono al centro del dibattito.

Il più importante di questi approcci non ortodossi è il cosiddetto helicopter money, che consiste nello stampare denaro e distribuirlo a tutti, senza vincoli. Anche i sostenitori di questo approccio, una volta impensabile, riconoscono che sarà costoso. “Dobbiamo essere disposti ad accettare disavanzi fiscali sulla scala del 2009”, dice Adair Turner, l’ex capo della Financial Services Authority del Regno Unito. Una delle ragioni per cui queste idee non convenzionali stanno prendendo piede è che la crisi finanziaria, le crescenti disuguaglianze e la paura dell’automazione tecnologica che causa la disoccupazione, avevano già suscitato un crescente interesse per nuovi approcci politici. Un secondo fattore alla base dell’interesse per queste idee è che non sono del tutto prive di precedenti. La crisi finanziaria e le sue conseguenze hanno costretto le banche centrali a intraprendere azioni che le hanno avvicinate al finanziamento monetario.

Aggiunge poi di Mauro: “Gli strumenti devono ancora essere adattati alla gravità del problema”. La frase Whatever it takes, pronunciata da Mario Draghi nel 2012 e citata dalla presidente della Commissione Europea, Ursula Von der Leyen, secondo di Mauro, “non significa che si debba utilizzare tutto quello che si ha in un colpo solo”.

Fonte: Financial Times

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