Intervista al collettivo PrecariaMente


Youth Action Against Unemployment

Ripubblichiamo un intervista al collettivo PrecariaMente pubblicato già sul sito di YAAU

Di cosa vi occupate? Quali sono i vostri obiettivi?

Come si evince dal nome stesso “PrecariaMente” ci occupiamo di precariato. Viviamo sulla nostra pelle la precarietà di tutti i giorni. Infatti la precarietà non riguarda solo l’ambiente lavorativo, ma coinvolge tutte le sfere della vita: il modo di vivere, le relazioni sociali, le relazioni sentimentali. Siamo sfiduciati per quanto riguarda il lavoro, o siamo troppo poco preparati o lo siamo troppo, ogni scusa è buona per non essere assunti. Siamo sotto continuo ricatto e abbiamo pochissima libertà d’azione: da una parte non dovremmo accettare lavori non pagati o sotto pagati e dovremmo denunciare i casi di mobbing, di falsa partita IVA o di contratti a progetto, ma privi di progetto, dall’altra non possiamo permetterci di stare senza lavoro e proprio per questo ci vediamo costretti ad accettare condizioni lavorative di bassissimo livello. I datori di lavoro lo sanno e continuano imperterriti sulla loro strada. L’articolo 4 della Costituzione, in cui si dichiara che il lavoro è sia un diritto sia un dovere per ogni cittadino non è piu’ valido? Le donne la pagano comunque maggiormente rispetto agli uomini, per non parlare dei migranti e soprattutto delle donne migranti che sono quelle che ne risentono piu’ di tutti. Le donne continuano ad essere svantaggiate a causa del loro ruolo riproduttivo e a livello salariale. Infatti, a parità di ruolo, le donne continuano a ricevere il 20% in meno di stipendio rispetto ai colleghi maschi. La sfiducia è nei confronti del mondo lavorativo, della politica, delle istituzioni. I politici, pagati da noi e pieni di privilegi, non si assumono nemmeno la responsabilità di portare avanti le nostre istanze. Quando ti accorgi che la laurea non serve, che questo paese non ti offre quasi niente e che anche se trovi lavoro sarai comunque un precario, ti viene voglia di andare all’estero. Non tutti però vogliono o possono lasciare il proprio paese. Non è giusto e mi fa rabbia sapere di essere costretti a trasferirsi in un altro paese solo perchè a casa propria non si viene tutelati.

Quali sono le vostre proposte per combattere il precariato?

Aderiamo e partecipiamo a diverse campagne, soprattutto a livello territoriale, comunale e regionale. Nel 2011 abbiamo aderito alla campagna “Perchè IL LAVORO È UN BENE COMUNE” insieme a FIOM, USB, Giovani Comunisti, Coordinamento Acqua Pubblica e Democrazia Km 0. Abbiamo portato avanti cinque proposte: stop ai licenziamenti; no alle delocalizzazioni; il lavoro è un bene comune, difendiamolo!; basta precarietà, stop alla legge 30; reddito minimo garantito. Ora stiamo promuovendo la raccolta firme per la proposta di legge sul reddito minimo garantito e continuiamo anche la campagna nazionale contro gli affitti-truffa insieme all’Unione Inquilini. Non tutti sanno, infatti, che denunciando chi affitta in nero si ha diritto a un contratto di 8 anni e uno sconto fino al 80% sul canone d’affitto. Cerchiamo di fare sentire la nostra voce e raccontare le nostre esperienze in ogni sede creando discussione e dialogo e promuovendo piu’ campagne possibili. Il dialogo per noi è fondamentale: va mantenuto sempre e con tutti, a prescindere dalle differenze, che, secondo noi, vanno mantenute e rispettate e che possono rappresentare un arricchimento per tutti. Perchè non si può costruire un grande movimento unito? Perchè bisogna continuare a difendere i propri territori e i propri personalismi?

Secondo voi cosa possono fare i giovani per combattere la crisi e il precariato?

I giovani dovrebbero unirsi e alzare la propria voce, anche se mi rendo conto che non è per niente facile. Siamo tutti troppo preoccupati a restare a galla e tanti si chiedono che senso abbia scendere in piazza. Oltretutto non tutti si occupano o si interessano di politica ed è proprio per questo che dovrebbero essere i politici e i partiti ad occuparsi dei nostri problemi. I giovani capaci e preparati dovrebbero avere la possibilità di andare avanti nel loro lavoro, dovrebbe esserci meritocrazia. Chi ci rappresenta dovrebbe conoscere le difficoltà che i cittadini affrontano ogni giorno, ma tutti i nostri politici sono troppo distanti dalla nostra vita quotidiana. Dovrebbero essere loro ad andarsene e lasciare posto alle nuove generazioni. Come detto prima, dovremmo ribellarci, dovremmo denunciare le ingiustizie, ma non solo sul lavoro, ma anche nella vita quotidiana, come per esempio denunciare chi affitta in nero.

Cosa ne pensate della riforma Fornero?

La riforma non è condivisile in nessun modo, ma nonostante ciò quasi nessuno è sceso in piazza contro la riforma e contro l’articolo 18. La manifestazione del 12 maggio contro il governo Monti e Alemanno ha visto la partecipazione solo della Federazione della Sinistra; poco prima le manifestazioni contro l’articolo 18 hanno visto in piazza solo la Federazione della Sinistra, la FIOM e l’USB. Le altre forze politiche cosa ne pensano? Cosa ne pensano dell’articolo 18 che colpisce donne, uomini, precari? Mi aspettavo una presa di posizione netta dalle forze di sinistra, ma l’opposizione al governo tecnico non è stata raccolta. In piazza, quel giorno, avrei voluto vedere partiti, cittadini, società civile che vogliono un cambiamento. E’ sicuro che qualcosa va cambiato, si può sperimentare, si possono provare vie politiche e non, prendiamo gli esempi positivi dagli altri paesi europei.

Secondo voi cosa hanno (o non hanno) fatto i sindacati e le istituzioni contro il precariato (e la crisi)?

I sindacati sono stati penosi sulla riforma (a parte FIOM e Rifondazione Comunista, che però ha ormai pochissimo seguito). La CGIL ha fatto gli accordi al ribasso, le istituzioni sono state completamente assenti.

Avete aderito alla proposta di legge sul reddito minimo garantito. Perchè è importante questa proposta di legge? Credete che ci siano buone possibilità di raccogliere le firme necessarie?

La campagna è stata lanciata durante la tre giorni di Agorà al Teatro Valle Occupato, dove c’è stato un confronto fra diverse parti, tra cui il BIN e European Alternatives. Credo che sia una proposta di legge fondamentale, rappresenta una battaglia di civiltà. Il reddito minimo garantito consente di esprimersi come individui, da la possibilità di non dover cedere a ricatti di nessun tipo e di vedere rispettati i propri diritti. A noi sembra un’utopia, ma questa è una misura di welfare che c’è in tutti i paesi europei, tranne in Italia, in Grecia e in Portogallo. Certo è che nel nostro paese c’è tanta confusione in merito al reddito minimo garantito, forse viene esposto in modo sbagliato e spesso viene confuso con il salario minimo garantito che è invece legato al lavoro. La raccolta firme comunque sta andando bene, c’è un sito che spiega che cos’è il reddito minimo garantito ed espone la proposta di legge. Speriamo che vada avanti così!