Iniziativa dei cittadini europei per il reddito di base: 300mila firme non bastano per introdurlo. Ma la proposta di un diritto al reddito è più viva che mai.


Sandro Gobetti

Servivano 1 milione di firme.

Il 25 giugno 2022 si è conclusa l’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) per il reddito di base. Iniziata il 25 settembre 2020, ha avuto il sostegno di 296.365 cittadini europei che hanno posto la loro firma sul sito ufficiale dell’ICE. Per poter incidere e arrivare a formalizzare, da parte delle istituzioni europee, atti concreti per “avviare redditi di base” nei diversi paesi membri dell’Europa, erano necessarie 1 milione di firme. Raggiungendo infatti questa quota, la Commissione ed il Parlamento Europeo avrebbero dovuto produrre atti formali, rendendo così la “volontà dei cittadini europei”, espressa attraverso lo strumento dell’ICE, praticabile dal punto di vista istituzionale e normativo. Purtroppo la quota necessaria per “imporre” questo percorso non è stata raggiunta. Ci siamo fermati a circa 300mila firme. Quello che ci rimane è aver raggiunto questo alto consenso in Europa grazie soprattutto ad una forte attivazione di sostenitori e sostenitrici presenti in ogni paese. In questo testo si cercherà di avviare una serie di riflessioni sulla mancata occasione e sulla ritrovata spinta di percorsi possibili per un reddito di base.

 

Il ruolo dell’ICE e l’occasione mancata.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei è uno strumento introdotto dalle istituzioni europee per facilitare la partecipazione dei cittadini nel proporre temi che le stesse istituzioni devono mettere in agenda, qualora siano raggiunti i numeri di firmatari richiesti (1 milione) tra i diversi paesi membri dell’UE. Uno strumento molto importante, una sorta di “referendum” propositivo che permette dunque ai cittadini europei di avanzare proposte, di individuare temi cruciali e far sì che questi siano discussi dalle istituzioni europee che devono, al dunque, produrre atti formali.

Il 15 maggio 2020, esponenti di diverse reti ed associazioni per il reddito di base hanno registrato la proposta di questa ICE che proponeva di “avviare redditi di base in tutta l’UE”. La Commissione europea decise di autorizzare questa nuova ICE perché consona ai riferimenti legislativi, alle risoluzioni ed alle competenze europee. Il 25 settembre 2020, al termine della Settimana Internazionale per il reddito di base, l’ICE ha avuto il suo battesimo.

Confronto tra prima e seconda ICE in Europa e il risultato in Italia per il reddito.

Nel corso di questi due anni sono state molte le iniziative organizzate nei diversi paesi europei. Si sono mobilitate reti per il reddito, singoli sostenitori e sostenitrici, associazioni, esponenti di alcuni partiti politici, etc. Tuttavia, facendo un confronto con la prima ICE per l’introduzione di un reddito di base, realizzata nel 2013/14, probabilmente si può notare che sono venute meno, almeno in Italia, le organizzazioni di base, le reti sociali presenti nei territori, le associazioni di lotta alla povertà, sindacati di base, reti ed organizzazioni di lavoratori e lavoratrici precarie, reti studentesche, associazioni e comunità religiose, etc. Cioè quella “attivazione sociale organizzata e diffusa” che nella prima ICE del 2013/14 ci portò, in pochi mesi,  a raccogliere in tutta Europa, 285.042 firme  con il raggiungimento del quorum in 6 paesi.

Nel confronto tra la prima ICE (2013/14) e questa seconda ICE (2020/22), possiamo sicuramente dire che se nella prima vi era stata una mobilitazione più ampia dal punto di vista dell’iniziativa sociale, delle iniziative pubbliche sui territori, nel coinvolgimento di reti diverse tra loro e con una più ampia partecipazione (dovuta anche alla necessità in molti paesi come l’Italia di raccogliere le firme a mano), in questa occasione il ruolo dei social media, e di sostenitori e sostenitrici singoli attraverso internet, che sono diventati motore di comunicazione e iniziativa, è stato piuttosto determinante. Nella prima ICE si notò la nascita e lo sviluppo di nuove reti per il reddito e di gruppi di sostegno sia a carattere nazionale che locale. La nascita e la crescita di queste numerose reti di sostenitori fu probabilmente anche da stimolo ed uno dei motivi che portò successivamente alla nascita dell’ UBIE (Unconditional Basic Income Europe), la rete europea per il reddito di base.

In quella prima esperienze anche l’Italia fece la sua parte, anche se ai tempi non era possibile raccogliere le firme online. L’elevata complessità burocratica per la registrazione delle firme raccolte, fu da ostacolo pratico per raggiungere un alto numero di firme. Furono raccolte, dal nostro paese, “solo” 4.531 firme, tutte a mano e attraverso un complesso sistema di validazione delle stesse. In molti altri paesi europei la raccolta online andò meglio e ci portò alla cifra, appunto, di  285.042 firme  con il raggiungimento del quorum in 6 paesi. Sebbene, in Italia, non venne raggiunte un numero alto di firme, le iniziative a sostegno del reddito furono numerose e molto partecipate. Bisogna dire che l’ICE del 2013/14 vide, quasi in contemporanea, la campagna del 2013 che raccolse oltre 50mila firme per la proposta di iniziativa di legge popolare per un reddito minimo garantito e le iniziative successive (fino al 2015) della campagna per il reddito di dignità. Questa connessione tra le due campagne nazionali e l’ICE non solo fu fioriera di iniziative sociali, ma portò anche a definire non solo la necessità immediata ed urgente di una legge sul reddito minimo garantito, ma soprattutto ad introdurre definitivamente la proposta del reddito di base incondizionato anche come passaggio successivo, superamento, della stessa proposta del reddito minimo garantito. Insomma un “piano” era stato avviato e si erano di gran lunga ampliate le persone e le realtà sociali, che partendo dalla rivendicazione di un reddito minimo, si erano interessate ed avvicinate proprio alla proposta del reddito di base.

 

Tuttavia, anche se in tutta Europa, nel 2013/14, l’obiettivo finale di 1 milione di firme non venne raggiunto, sei paesi – Bulgaria , Slovenia, Croazia , Belgio , Olanda ed Estonia, raggiunsero la quote di firme loro assegnata, e un paese, l’Ungheria, sfiorò per poco l’obiettivo[1].

Nella sola Bulgaria furono raccolte 30.000 firme negli ultimi 5 giorni dell’CE, grazie alla spinta dovuta anche alla presa di posizione dei leader del CITUB, il sindacato bulgaro[2]. Va detto anche che all’epoca vi fu anche un certo interesse mediatico almeno in alcuni paesi: “Le Monde, BBC, El Mundo, Huffington Post, Al – Jazeera, TV portoghese e bulgara hanno effettuato servizi e reportage sul reddito di base incondizionato e l’iniziativa dei cittadini europei”[3].

Va ricordato inoltre, che per quanto riguarda la prima ICE, vi furono notevoli problemi di carattere tecnico tanto da portare gli organizzatori a sostenere che: “Le regole attuali sono troppo complesse per i gruppi di base e le associazioni […] si sono persi almeno due mesi di raccolta firme a causa di problemi legati al sistema di raccolta on-line e a causa dei regolamenti per partecipare. Possiamo considerare di utilizzare nuovamente l’ICE in futuro, se le regole sono vengono semplificate e consentano una migliore preparazione per l’avvio delle campagne”. Insomma, malgrado complessità tecnico-organizzative, causate per lo più dalla nebulosa burocratica, prima europea e poi di ogni paese membro, ed i tempi più stretti, le firme raccolte furono 285.042.

Nella seconda ICE, quella del 2020/22 va invece sottolineata la forza ed il ruolo svolto dai social media e dall’attivazione individuale, di sostenitori e sostenitrici che hanno svolto un ruolo comunicativo, soprattutto online, piuttosto determinante. Sia nel diffondere le notizie sull’ICE e dunque nel raccogliere le firme, quanto sulla capacità di organizzare iniziative locali. In questo caso il ruolo della rete internet è stato determinante anche grazie all’individuazione di alcune interessanti proposte come quella della “Lotteria per un reddito di base”. In questo caso, l’iniziativa UBI4All, si è collegata con la raccolta firme dell’ICE. Si tratta di una iniziativa promossa da alcune reti per il reddito europee che invece di “aspettare le decisioni dei governi” hanno deciso di avviare un crowdfounding, partecipato dal basso e finanziato dai cittadini, per sostenere l’erogazione di un reddito di base. In sostanza funziona cosi: una volta raccolti 9600 € da libere donazioni, si terrà un sorteggio di coloro che si sono iscritti al sito ufficiale di UBI4All. Chi sarà estratto riceverà un reddito di base di 800 € al mese per un anno in maniera incondizionata. Il primo reddito di base è stato “vinto” da Lucie Paulin, una giovane francese che ha terminato gli studi ed era in cerca di lavoro , il secondo reddito di base è stato “vinto” da Thomas, un ragazzo irlandese di Dublino, mentre il terzo reddito di base (il 20 giugno 2022) è stato “vinto” in Ungheria.

 

L’Italia, in merito a questa ICE 2020/22, è stata sicuramente uno dei paesi più attivi, con sostenitori e sostenitrici che hanno dato vita a pubblicazioni di analisi e confronto, iniziative pubbliche, webinar, produzioni di video, presentazioni di libri, dibattiti ed incontri di approfondimento destinati sia all’informazione che alla raccolta delle firme. Anche nel nostro paese hanno avuto un ruolo importante i profili sui social media, nati durante l’ICE, alcuni con migliaia di follower i quali hanno funzionato da cassa di risonanza. Altri sostenitori e sostenitrici inoltre, a partire proprio dalle relazioni nate attraverso i social media, hanno avuto l’intuizione e la capacità di organizzare iniziative pubbliche attraverso un “fiorire di banchetti” per la raccolta delle firme in numerose città e durante diversi eventi pubblici. Da questo punto di vista possiamo affermare che, a differenza dalla prima ICE, dove era più evidente la forma organizzata delle reti sociali, in questa occasione è stata più evidente l’attivazione singola, individuale che di volta in volta si andava traducendo in relazioni sociali e dunque in capacità di organizzazione di iniziativa pubblica. Sicuramente questa “attività sociale online” ha prodotto importanti risultati ed ha contribuito notevolmente al raggiungimento del 100% della quota minima assegnata al nostro paese (53.580 firme) e successivamente a raggiungere la quota definitiva di 62.007 firme. Un altro paese che ha visto una forte attivazione sia sociale che online, è stata la Spagna che ha raggiunto anch’essa la quota del 100% insieme a Germania e Slovenia.

Va sottolineato che, soprattutto in Italia, dal punto di vista mediatico, pur essendo l’ICE una iniziativa di tipo istituzionale, salvo poche eccezioni, la copertura mediatica è stata pari a nulla. Pur essendo una di quelle cose che “l’Europa ci chiede”, i giornali, le tv e le radio italiane non hanno mai dato spazio a questa iniziativa. Alcuni quotidiani cosi come alcune riviste ne hanno dato notizia più volte anche con approfondimenti puntuali, alcune radio indipendenti hanno fatto lo stesso, cosi come alcuni siti online hanno rilanciato l’iniziativa organizzando anche incontri webinar, etc. Ma di fatto, dal punto di vista mediatico mainstream, l’ICE come strumento dedicato ai cittadini europei, ed in particolare quella per “avviare redditi di base”, non ha mai avuto i riflettori che meritava. Non ha di fatto preso piede un dibattito serio, o un serio interesse sia sullo strumento ICE che sulla proposta specifica. Se i cittadini non vengono informati della loro possibilità di partecipare e fare proposte alle istituzioni europee, quello che viene meno non è solo il fatto che proposte come queste non hanno visibilità, ma che non viene garantita la partecipazione stessa ai cittadini di poter firmare per partecipare alle vicende delle istituzioni europee e quindi incidere o meno sulle politiche che li riguardano. Da questo punto di vista i media dovrebbero interrogarsi a lungo, cosi come dovrebbe fare la stessa Unione europea che dovrebbe individuare il modo di far crescere l’interesse per l’ICE e trovare formule per garantire l’informazione affinchè tale iniziativa possa avere la giusta visibilità in tutti i paesi europei.

Insomma, una miseria informativa che non aiuta certo il dibattito, la discussione, figuriamoci l’approfondimento su un tema come quello del diritto al reddito. Quanti in Italia sanno infatti, per fare solo un esempio, delle tante sperimentazioni in giro per il mondo sul reddito di base? Non solo tra i cittadini, ma anche tra coloro che dovrebbero informarli. Forse, anche in questo caso, le contraddizioni sulla narrazione di una Europa inclusiva ed attenta alle istituzioni democratiche ed ai diritti dei cittadini, emergono con tutto il loro portato di vuota retorica.

Tra l’altro, quando viene meno una informazione plurale e approfondita, proliferano siti web e giornali online che generano più confusione che altro come accaduto anche in questa occasione. Anche in questo caso, alcuni siti web annunciavano somme di denaro, come sarebbe stato il reddito di base europeo e addirittura come fare per riceverlo creando una notevole confusione informativa. Purtroppo conosciamo il ruolo svolto da molti siti web nati con il solo scopo dell’obiettivo dell’aumento dei clickbait che possono essere raggiunti attraverso titoli ad effetto.

Anche dal punto di vista delle forze politiche possiamo dire che in questa occasione vi è stato un investimento molto basso. Almeno per l’Italia, a parte alcune forze di sinistra ed il movimento 5 stelle che hanno apertamente sostenuto l’ICE, nessuno ha dato vita ad iniziative pubbliche di sostegno e approfondimento sia dell’ICE che del reddito di base. Sicuramente alcuni esponenti dei diversi partiti più progressisti (diciamo cosi per dare una conformazione generica del posizionamento politico) si sono esposti pubblicamente, altri hanno fatto votare mozioni a consigli regionali di sostegno (senza poi dare seguito ad alcuna iniziativa anche in termini di informazione sull’ICE), altri ancora hanno firmato appelli pubblici etc. Insomma per lo più il tutto si è mosso tra appelli sui social media e qualche richiamo di giornale. Dunque quasi nessuno ha speso realmente questo percorso, lo ha fatto proprio, dando battaglia, organizzando iniziativa pubblica, ampliando il dibattito, coinvolgendo reti, associazioni, sostenitori, mettendo insieme esperti e controparti, contribuendo così sia all’approfondimento sia alla raccolta firme e soprattutto a far propria la proposta del reddito di base incondizionato.

Purtroppo possiamo dire che, soprattutto in Italia, l’importanza cruciale di questa ICE, non è stata colta dalle forze sociali e politiche sia istituzionali che di base. Una occasione mancata soprattutto perchè questa ICE si è svolta in un periodo caratterizzato dalla pandemia sanitaria che ha prodotto una crisi sociale estremamente grave e nel pieno di una guerra, dunque di una economia di guerra, che ci vede coinvolti e ci vedrà coinvolti anche nei prossimi mesi e che acuirà la crisi sociale del nostro paese.

Le tante firme raccolte in Italia raccontano tuttavia di una attenzione nuova, di un sostegno ampio e diffuso. Malgrado il silenzio mediatico e il poco interesse delle forze politiche e sociali, aver raggiunto e superato il 100% della quota assegnata al nostro paese, significa che la proposta del reddito di base ha molto più seguito di quello che si immagina. Quella che fino a poco tempo fa era solo un’utopia irrealizzabile ora diventa per molti una necessità urgente, un obiettivo da raggiungere in qualche modo. E se l’ICE, uno strumento “calato dall’alto” ma che richiede una partecipazione dei cittadini “dal basso”, può essere utile a raggiungere l’obiettivo, la firma è assicurata. Ancora una volta, questo significa che forse la “parte sociale” del paese comprende ancor prima della “parte rappresentativa” quali sono i punti cruciali per affrontare le sfide del presente e del prossimo futuro. Il reddito di base è un passaggio ineludibile, molti cittadini, anche in questa occasione, lo hanno compreso.

I risultati nei diversi paesi europei e riflessioni finali.

Diciamo che malgrado non siano state raggiunte le firme necessarie, il fatto che quasi 300mila persone abbiano comunque firmato (e come detto con una informazione mediatica al minimo) significa che uno “zoccolo duro” di sostenitori e sostenitrici è presente nel nostro continente e nei diversi paesi europei. Tuttavia, probabilmente un altro dei motivi della non riuscita dell’ICE, oltre alla mancanza di informazione dei media mainstream etc., può essere la ridotta fiducia nelle istituzioni europee o nella politica più in generale. L’astensionismo alle elezioni politiche del 2022 in Francia ne è solo un esempio. Quanto sta accadendo con la guerra in Ucraina anche. I sondaggi che di volta in volta smentiscono le iniziative europee a tal riguardo, prima tra tutte la scelta di inviare le armi in Ucraina o le sanzioni introdotte, mostrano una certa distanza tra istituzioni e cittadinanza. Probabilmente si sta incrinando quella fiducia non solo verso le istituzioni sovranazionali ma appunto verso la dimensione politica più in generale. Questo può aver inciso sul fatto che in molti hanno pensato inutile anche solo firmare per l’ ICE segnalando una sfiducia sia sullo strumento, dunque di poter incidere, che sulla reale volontà politica delle istituzioni europee, dunque imporre a queste una proposta come quella del reddito. Più di uno infatti ha tenuto a sottolineare che per una proposta del genere, vista la sua importanza in questa fase storica (aumento delle povertà, precarietà del lavoro, automazione del lavoro, crisi ambientale, economica, sociale, sanitaria, economia di guerra, etc.) non vi sarebbe alcun bisogno di passare per una raccolta di firme. Per molti, aver destinato la proposta del reddito di base, ad una opzione possibile solo attraverso il raggiungimento di un numero di firme raccolte, dimostra al contrario la mancanza di volontà politica delle istituzioni per introdurre questa misura. Certo, questa mancata presa di consapevolezza la possiamo denunciare di nuovo e che costantemente viene denunciato da ogni dove. Sta di fatto che sia le istituzioni europee che quelle nazionali, non hanno di certo in agenda l’introduzione di un reddito di base. Anche se, contrariamente a quanto si pensi, sono in aumento, anche in Europa, progetti pilota, sperimentazioni, dibattiti, nonché studi e ricerche promosse anche dalle istituzioni europee.

Tornando ai numeri, questa ICE (2022/22) ha visto dei cambiamenti notevoli, anche rispetto alla prima edizione. Infatti i 4 paesi che hanno raggiunto il 100% delle firme della quota assegnata sono state Slovenia, Italia, Spagna e Germania. In particolare 3 di queste avevano un numero alto di firme da raggiungere e queste quote sono state anche superate. L’Italia ha raccolto 62.007 firme (l’obiettivo minimo era 53.580); la Spagna ha raccolto 72.569 firme (obiettivo minimo 41.595); la Germania ha raccolto 70.417 firme (obiettivo minimo 67.680) e la Slovenia ha raccolto 6.776 firme (l’obiettivo era 5.640). A seguire vi sono stati altri paesi che si sono avvicinati alla soglia del 100% come la Lituania (73%), la Grecia (68%), l’Estonia (59%), l’Ungheria (57%) etc. Certo vi sono tuttavia risultati che ci invitano ad ulteriori analisi e meritano riflessioni più approfondite. Ad esempio la Francia con 13.532 firme (23%) sembra in contraddizione con il fatto che in quel paese il dibattito è piuttosto avanzato, con iniziative dei diversi compartimenti regionali, dei movimenti di base, della presa di parola di diversi economisti e addirittura candidati alla presidenza come Hamon o dalla coalizione di sinistra guidata da Melanchon nelle elezioni del 2022. Non sappiamo dire, al momento, quali siano i motivi. Come detto, va sottolineato che allo stesso tempo e nello stesso periodo, proprio durante le elezioni politiche del 2022, l’astensione in Francia ha raggiunto livello mai visti prima. Probabilmente questa sfiducia generalizzata alla politica ed alle istituzioni (di cui ragionavamo poco sopra) viene riposta anche verso le istituzioni europee e gli strumenti come l’ICE. Per questo va sottolineata l’importanza di individuare, anche da parte delle istituzioni europee, strumenti informativi ed aumentare la comunicazione verso l’ICE più in generale. D’altronde se vi fosse stata una più puntuale comunicazione ed una maggiore informazione forse si sarebbero potute raggiungere il milione di firme richiesto. Chissà che impatto avrebbe avuto la proposta del reddito di base in questa fase storica. Forse avremmo potuto incidere veramente sull’introduzione di un reddito di base nei diversi paesi europei. Sicuramente la notizia avrebbe bucato gli schermi, l’attivazione sociale forse avrebbe avuto nuovo impeto, le istituzioni avrebbero dovuto indicare un percorso e sicuramente avrebbero dovuto rispondere attraverso atti formali alla volontà di 1 milione di cittadini europei, etc.

Tornando ai risultati, un’altra riflessione merita sicuramente la Finlandia che raccoglie 2.805 firme (il 28% della quota assegnata). Questo dato è piuttosto “singolare” soprattutto per chi si occupa di studiare le sperimentazioni del reddito di base. Infatti la Finlandia è uno dei pochi paesi europei ad aver sperimentato questa misura nel 2018 ed i cui risultati sono stati pubblicati sia nel paese che nel resto del mondo, divenendo per altri paesi una sorta di faro da seguire. La sperimentazione del reddito di base finlandese è divenuta un case studies molto importante per il modello, per l’organizzazione del progetto e per i risultati ottenuti. Il fatto che in un paese dove tale proposta è stata sperimentata non vi sia stata una esplosione di consensi, obbliga gli studiosi ed i sostenitori del reddito di base ad una riflessione più attenta a puntuale.

Cosi come una attenta riflessione va posta sulle firme raccolte da quei paesi che nella edizione dell’ICE del 2013/14 avevano raggiunto e superato la soglia richiesta. L’Olanda questa volta ha raggiunto il 51% della quota firme (10.623); la Bulgaria il 44% (5.375); il Belgio il 14% (2.188 firme); la Croazia il 14%, etc. Solo la Slovenia ha confermato e migliorato la percentuale dei firmatari e dei sostenitori in relazione alla precedente ICE. Infatti nella prima edizione aveva raggiunto il 100% della quota firme assegnata ed anche in questa edizione ha raggiunto e superato la soglia già nei primi mesi dall’avvio dell’ICE. Anche in questo caso, risulta interessante per i sostenitori del reddito comprendere come questo successo sia stato possibile e che tipo di dibattito è in essere in quel paese.

Dunque, se nella prima edizione del 2013/14 vi era stata una certa affermazione dei paesi dell’Est Europa o dei “nuovi arrivati”, in questa edizione sono proprio quelli che hanno raggiunto soglie molto basse.

Non possiamo tirare facili conclusioni, tuttavia una riflessione merita anche la Grecia, che è stato un paese che ha sofferto una crisi economica spaventosa negli anni scorsi e che ha visto una certa distanza, se non addirittura una evidente avversione, delle istituzioni centrali europee. Se dovessimo pensare ai miliardi che stanno sul piatto per il sostegno alle armi all’Ucraina e le volontà politiche di sostenere la Grecia nella crisi economica durata circa un decennio, si capisce come mai anche i greci, probabilmente, non nutrono molte speranze verso le istituzioni europee ed il sostegno economico e politico destinato loro. Fatto sta che anche la Grecia, che avrebbe potuto cogliere questa occasione per “imporre” un tema di politica sociale come il reddito di base proprio alle istituzioni europee, ha mancato di cogliere l’obiettivo delle 14mila firme fermandosi al 68% della quota (con 10.147 firme). Anche in questo caso la questione merita approfondimenti più puntuali per evitare sintesi frettolose e imprecise. Anche perché le firme stavolta sono state molte di più di quelle raccolte nella prima edizione del 2013/14 (2.869 firme).

Infine un dato che merita un’altra riflessione è quello del Portogallo, dell’Austria e dei paesi scandinavi. Il primo, ha raggiunto il 30% (4.459 firme) benchè alcuni sondaggi nel 2021 davano il 76% degli intervistati a favore del reddito di base e benchè solo qualche anno fa aveva ospitato il 17° Congresso mondiale delle reti per il reddito di base. Anche per l’Austria potremmo fare lo stesso discorso. Con il 28% (pari a 3.817 firme) si pone come uno dei paesi dove l’ICE non ha avuto quel successo che ci si aspettava vista anche la forte attivazione dei tanti sostenitori storici ed un dibattito piuttosto costante nel tempo. Mentre per Svezia e Danimarca (la prima con il 26% pari a 3.897 firme e la seconda con il 13% pari a poco più di mille firme) il discorso potrebbe essere diverso. Si tratta di paesi con sistemi di welfare molto avanzati, anche se condizionali, che tuttavia rispondono piuttosto bene alle contraddizioni sociali ed alle trasformazioni produttive dei due paesi. Tuttavia anche in questo caso non possiamo affrettarci a semplici sintesi ed evidentemente la riflessione merita un approfondimento maggiore.

Quello che possiamo dire è che se è vero che in Italia vi è stato un ottimo risultato grazie anche e soprattutto all’attivazione sui social media, abbiamo notato un certo disinteresse al tema da parte dei media ed una limitata attivazione da parte delle realtà sociali e politiche tanto istituzionali che di base. Questo più o meno si è anche riscontrato nel resto d’Europa per questa ICE 2020/22. Ad esempio dalla rete per il reddito olandese si tende a sottolineare “il risultato deludente” anche se le firme sono state di più della prima edizione. Infatti secondo gli olandesi bisogna valorizzare “i nostri sforzi sui social media, ed il coinvolgimento internazionale”. Mentre dalla Spagna si tende a sottolineare il ruolo degli “attivisti entusiasti di questo Paese e degli altri Paesi membri dell’Unione Europea che hanno lavorato con decisione” e che “per 21 mesi, non abbiamo smesso di lavorare per sensibilizzare i vicini, gli amici, i familiari, i conoscenti e gli estranei. Non abbiamo smesso di tenere riunioni, assemblee, interviste, comunicazioni…” per raccogliere le firme per l’ICE e far conoscere la proposta del reddito di base. Ed ancora invitano a riflettere sul fatto che “se si fosse ottenuto un milione di firme, questa ICE sarebbe arrivata alla Commissione Europea e al Parlamento, ed entrambe le istituzioni avrebbero dovuto pronunciarsi sulla proposta di introdurre un Reddito di Base in tutti i paesi europei. E se si fossero pronunciati positivamente, avrebbero dovuto spiegare quali misure concrete avrebbero messo in atto. Questa volta, i diversi movimenti di attivisti di questa iniziativa in Europa non hanno ottenuto tutte le firme necessarie. Nonostante ciò, in Spagna sono state raccolte 72.569 firme, ben al di sopra del minimo, e nell’UE 296.365.” Dalla rete europea per il reddito di base UBIE, con le parole di Alessandra Bianchi , Chair of Unconditional Basic Income Europe, si tende a valorizzare “lo sforzo impressionante da parte degli attivisti del reddito di base, nonostante la difficile situazione con la pandemia. Quattro nazioni – Slovenia, Italia, Spagna e Germania – sono riuscite a raggiungere le loro soglie ufficiali. Questo è un segnale forte che invita i decisori politici europei a prestare attenzione al dibattito sul reddito di base.  Ora è importante mantenere questo slancio e sostenere iniziative in tutto il continente che ci avvicinano all’introduzione del reddito di base ovunque, cosi come indica l’iniziativa referendaria attualmente in corso a Berlino . In Europa ci si sta volgendo verso una campagna che riunisca i sindaci che vogliono condurre sperimentazioni sul reddito di base”.

Oltre alle 300mila firme in Europa, soprattutto per l’Italia ci portiamo a casa l’aver raggiunto l’obiettivo del 100% della soglia di firme. Malgrado la totale assenza dei media sono nate piccole realtà locali che hanno dato vita a numerose iniziative pubbliche per la raccolta firme, in molti hanno organizzato presentazioni di libri, mostre, raccolte firme, hanno preso corpo diversi pagine sui social media e si è ampliato il numero dei sostenitori attivi che anche da soli o in piccoli gruppi hanno saputo attivarsi e rendere questa ICE viva. Alcuni partiti si sono espressi in maniera più chiara e molti altri esponenti politici hanno espresso il loro sostegno alla proposta. Queste novità, questo fervore accompagnato dalla voglia di dare battaglia per arrivare all’introduzione di un reddito di base, sono la base da cui ripartire, o meglio, su cui continuare. Oltre 60mila firme in Italia ci obbligano ad offrire ancora più informazioni, ancora più studi, ricerche, pubblicazioni, approfondimenti, ad organizzare nuove campagne sociali, ad intessere nuove reti, autonome, indipendenti ma in grado di spingere verso una unica direzione, verso quell’obiettivo cruciale per la nostra epoca, che è il reddito di base incondizionato.

 

Sandro Gobetti, Presidente Basic Income Network (BIN) Italia

 

[1] https://www.bin-italia.org/285-042-cittadini-europei-vogliono-un-reddito-di-base-incondizionato/

[2] https://www.bin-italia.org/285-042-cittadini-europei-vogliono-un-reddito-di-base-incondizionato/

[3] https://www.bin-italia.org/285-042-cittadini-europei-vogliono-un-reddito-di-base-incondizionato/

 

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