Finlandia: i risultati finali dell’esperimento del reddito di base 2017-2018


L’esperimento del reddito di base finlandese è stato il primo esperimento di reddito di base legale, nazionale, realizzato da un governo e randomizzato. Ha suscitato un interesse eccezionale sia a livello nazionale che internazionale. In che modo l’esperimento sul reddito di base ha influenzato l’occupazione dei partecipanti? Quali sono stati gli effetti sulla salute, i mezzi di sussistenza e le esperienze della burocrazia governativa? In che modo i partecipanti percepiscono il significato dell’esperimento per la loro vita?

Nel webinar, realizzato il 6 maggio 2020, i ricercatori hanno presentato dunque i risultati dell’esperimento basandosi su una serie di analisi dei dati di entrambi gli anni del progetto pilota e su interviste individuali con i partecipanti all’esperimento. Inoltre, i dati del sondaggio, in questo rapporto, vengono analizzati in modo più completo rispetto al primo rapporto del 2019. Il seminario è stato organizzato da Kela, dal Ministero degli affari sociali e della salute finlandese, e al Think Corner dell’Università di Helsinki. La presentazione dei risultati si è svolto in finlandese e in inglese. Il webcast è aperto a chiunque sia interessato e non è richiesta la registrazione. Il video della presentazione si può vedere cliccando qui (dal minuto 1:24:30 in inglese) Un altro video, in inglese, fa una sintesi del rapporto di ricerca e si può vedere cliccando qui. Per coloro che vogliono leggere il rapporto finale (al momento solo in finlandese) cliccare qui.

L’esperimento del reddito di base finlandese è stato condotto dal 2017 al 2018. L’obiettivo primario dell’esperimento era raccogliere informazioni sugli effetti del reddito di base sull’occupazione, sul reddito e sull’impatto della  protezione sociale della popolazione coinvolta. Inoltre, è stato valutato il benessere generale dei destinatari del reddito di base. Nel gruppo pilota dell’esperimento, 2000 persone di età compresa tra 25 e 58 anni scelte in particolare tra coloro che erano destinatari del sussidio di disoccupazione o altre indennità. Kela, nel novembre 2016, ha realizzato una selezione dei beneficiari del reddito di base in maniera assolutamente casuale. Altri che hanno ricevuto contemporaneamente sussidi di disoccupazione hanno costituito il gruppo di controllo dell’esperimento. Il reddito di base era un sostegno per il quale non c’erano condizioni speciali almeno per il primo anno di sperimentazione. Il reddito di base è stato pagato al gruppo di prova per due anni e il reddito da lavoro o altre entrate economiche non hanno ridotto il beneficio. Il rapporto presentato a maggio 202o include i risultati dei vari sottoprogetti dello studio di valutazione pilota.

Secondo l’analisi dei dati, l’occupazione dei soggetti è aumentata in media di 6 giorni in più durante il periodo di valutazione di un anno rispetto al gruppo di confronto.Il tasso di occupazione per i beneficiari del reddito di base è migliorato durante questo periodo rispetto al gruppo di controllo. Tuttavia, l’interpretazione degli effetti dell’esperimento è resa più complicata dall’introduzione del modello di attivazione all’inizio del 2018, il che significava criteri più rigorosi per le indennità di disoccupazione in modo asimmetrico in entrambi i gruppi.  “Gli effetti del secondo anno dell’esperimento non possono essere separati dagli effetti del modello di attivazione richiesto ai beneficiari”, afferma Kari Hämäläinen, capo ricercatore dell’Istituto di ricerca economica VATT.

Durante il primo anno dell’esperimento, quando il modello di attivazione non era ancora stato introdotto, il reddito di base non aveva alcun effetto sull’occupazione per i destinatari del reddito di base perchè questo non era stato inserito nella prima elaborazione dei dati del primo anno. Tuttavia, il reddito di base sembra aver avuto effetti leggermente diversi su diversi gruppi: ad esempio per le famiglie con bambini che hanno ricevuto un reddito di base, i tassi di occupazione sono migliorati durante entrambi gli anni dell’esperimento.

L’analisi, basata su questionari, ha esaminato la salute, il benessere mentale ed economico, la fiducia e la socialità dei destinatari. Il benessere dei destinatari del reddito di base era migliorato. Le interviste qualitative mostrano i significati molto diversi del reddito di base per le proprie opportunità di lavoro. Migliori opportunità di partecipazione sociale e maggiore autonomia sono state evidenziate indipendentemente dai cambiamenti nel proprio lavoro. La valutazione dell’esperimento sul reddito di base è stata effettuata da Kela, insieme a VATT, all’Università di Turku, all’Università di Helsinki, al Wage Earners ‘Research Institute, alla Finnish Mental Health Association e all’incubatore di idee Tänk.

Il progetto pilota, commissionato dal governo finlandese, è stato osservato con attenzione in tutto il mondo ed il rapporto viene presentato proprio nel pieno di un crescente interesse per la proposta come un modo per sostenere le persone durante la pandemia di coronavirus e oltre. Lo studio, si basa come detto, sulla sperimentazione di un reddito di base destinato a 2.000 persone scelte a caso ai quali sono stati erogati 560 euro al mese per due anni senza vincoli e nessuna riduzione dei pagamenti in caso di nuova occupazione o altre opportunità lavorative.  “Gli intervistati del sondaggio che hanno ricevuto un reddito di base hanno descritto il loro benessere in modo più positivo rispetto agli intervistati nel gruppo di controllo”, hanno affermato gli autori dello studio presso l’Istituto di previdenza sociale della Finlandia . “Erano più soddisfatti della propria vita e hanno detto di avere meno stress, ansia, tristezza e si sono sentiti meno soli. Avevano anche una percezione più positiva delle loro capacità cognitive, cioè memoria, apprendimento e capacità di concentrazione. ” Lo studio ha evidenziato che le persone che ricevevano il reddito erano impiegate in media sei giorni in più rispetto alle persone di un gruppo di controllo in cui le persone non ricevevano il reddito base. “Il tasso di occupazione per i beneficiari di reddito di base è leggermente migliorato in questo periodo rispetto al gruppo di controllo”, affermando dunque che non è vero che le persone che lo ricevono sono più pigre o non si attivano per un lavoro.

La Finlandia – il paese più felice del mondo per tre anni consecutivi, secondo le Nazioni Unite – sta esplorando alternative al suo modello di welfare sociale. Il progetto sperimentale del reddito di base è stato seguito da vicino anche da altri governi per ridefinire politiche anche del lavoro e del welfare, perchè  ritengono che un reddito di base sia un modo per incoraggiare i disoccupati a intraprendere un lavoro senza paura di perdere il beneficio economico del reddito di base stesso, come accade per i normali sussidi di disoccupazione. Ciò potrebbe aiutare a a ridurre i costi del welfare, che oggi prevedono costi molto alti per sostenere la burocrazia amministrativa dei beneficiari dei sussidi, costi di governance e controllo sui beneficiari e costi per le politiche attive del lavoro.

Gli effetti dell’esperimento sul reddito di base sul benessere sono stati studiati attraverso un sondaggio che è stato fatto telefonicamente poco prima della fine dell’esperimento. Gli intervistati del sondaggio che hanno ricevuto un reddito di base hanno descritto il loro benessere in modo più positivo rispetto agli intervistati nel gruppo di controllo. Erano più soddisfatti della propria vita. Inoltre, gli intervistati che hanno ricevuto un reddito di base avevano una percezione più positiva del proprio status economico rispetto al gruppo di controllo. “Avevano una percezione positiva del fatto che la loro situazione finanziaria era più gestibile e si sono sentiti protetti economicamente”, afferma Minna Ylikännö, capo del gruppo di ricerca di Kela (l’Istituto di previdenza sociale della Finlandia).

E’ emerso inoltre un aumento della fiducia verso le altre persone e verso le istituzioni della società. Inoltre è aumentato il senso di fiducia per il proprio futuro e nella propria capacità decisionale, rispetto al gruppo di controllo. “Ancora una volta, come in altri esperimenti di reddito di base regionali e locali in altri paesi, emergono risultati simili di miglioramento del benessere psico-fisico”, afferma Ylikännö.

Le interviste hanno anche evidenziato i diversi effetti nei punti di partenza e nelle situazioni di vita dei destinatari del reddito di base. Alcuni intervistati hanno affermato che l’esperimento sul reddito di base ha chiaramente avuto un effetto sull’occupazione, mentre altri hanno affermato che gli effetti erano minori. Per alcuni l’esperimento ha offerto nuove opportunità di partecipazione alla società, ad esempio attraverso il volontariato o l’assistenza informale. Molti intervistati hanno affermato che il reddito di base ha rafforzato la sensazione di autonomia. Anche se le descrizioni degli effetti del reddito di base erano nel complesso molto positive. Il reddito di base sembra avere una maggiore effetto tra coloro che erano attivi già in precedenza. Inoltre, “per coloro che si trovavano in una situazione economica e sociale più difficile prima dell’esperimento, il reddito di base non sembra aver risolto i loro problemi”, afferma Helena Blomberg-Kroll, professore all’Università di Helsinki. Va considerato tuttavia che l’ammontare del beneficio era di 560 euro mensili e questo può non aver influito radicalmente sui costi generali di persone in particolare difficoltà economica.

“L’esperimento sul reddito di base ha fornito anche preziose informazioni sulle possibilità di riforma del sistema di sicurezza sociale” afferma Aino-Kaisa Pekonen, ministro degli Affari sociali e della sanità.

La partecipazione all’esperimento non è stata volontaria, il che significa che è possibile trarre conclusioni più affidabili sugli effetti dell’esperimento rispetto al caso di altri esperimenti basati sulla partecipazione volontaria. L’implementazione dell’esperimento ha avuto successo e ha fornito nuove informazioni che non sarebbero state disponibili senza l’esperimento. Ha anche dimostrato che “in Finlandia l’organizzazione di ampi esperimenti sociali è possibile dal punto di vista legislativo”, afferma Olli Kangas, responsabile del programma presso il Consiglio di ricerca strategica, Accademia di Finlandia.

L’esperimento è iniziato il 1 ° gennaio 2017 e si è concluso il 31 dicembre 2018. La decisione di condurre l’esperimento è stata presa dal governo dell’allora Primo Ministro Juha Sipilä. L’obiettivo era studiare come sarebbe stato possibile rimodellare il sistema di previdenza sociale finlandese in modo tale da rispondere meglio alle sfide poste dai cambiamenti nella vita lavorativa. L’esperimento è stato implementato da Kela (l’Istituto di previdenza sociale della Finlandia).

 

 

Fonti:

Valto, Ministry of Social Affairs and Health

Kela Insititute

Ministry of Social Affairs and Health Finland

Indipendento.co.uk

Uk Reuters

The Guardian

Basic income: Finland’s final verdict by Philippe Van Parijs – Social Europe

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