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Dell’art.18 e di altro

di Titti Di Salvo

Pubblichiamo un articolo sul dibattito della riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali da parte di Titti Di Salvo della Presidenza nazionale di SEL

Oggi non sappiamo ancora se e quale sarà la riforma  che maturerà  al tavolo del confronto sul mercato del lavoro. Abbiamo letto però i documenti  del governo pubblicati da alcuni quotidiani e  proprio non ci piacciono.

Capiamo  dalle dichiarazioni delle organizzazioni sindacali e delle imprese che la trattativa è tutt’altro che conclusa  e note ufficiali di Palazzo Chigi hanno annunciato  qualche sera fa   un accordo tra il Presidente del Consiglio e i  segretari dei partiti che sostengono il governo.

Sappiamo però anche molte altre cose e abbiamo delle idee su ciò che servirebbe oggi all’Italia. Sappiamo prima di tutto che la riforma del mercato del lavoro sarebbe veramente necessaria: per eliminare quella precarietà assoluta che priva del futuro una intera generazione, toglie valore al lavoro e fa male alle persone. Fa male anche alle imprese e al sistema dice l’Ocse, perchè ha consentito di aver a disposizione lavoro a basso costo rinunciando a innovare.

Che la riforma drastica e ingiusta delle pensioni diventa crudelissima (e quindi esplosiva)se  quella del mercato del lavoro se ne dimentica: il sistema previdenziale contributivo produrrà  futuri pensionate e pensionati  poverissimi se la precarietà non verrà eliminata e se le persone espulse dalla crisi dai processi produttivi non saranno  accompagnate, per un tratto breve o fino alla pensione,con una rete universale di ammortizzatori sociali.

Sappiamo per certo che l’occupazione non si crea con la  riforma del mercato del lavoro e che però è  questo  oggi il problema dell’Italia(e dell’Europa) :ci vogliono investimenti pubblici inricerca,innovazione,istruzione,energie rinnovabili,politica industriale,cura del territorio e risorse per finanziare una conversione ecologica dell’economia.

Che anche la riforma del mercato del lavoro, cosi come quella delle  pensioni non è una scelta neutra: agisce differentemente sulle vite delle donne e degli uomini.

Che le dimissioni in bianco sono una vergogna da eliminare,subito. Che modificare l’art.18 non c’entra nulla,ma proprio nulla,con nessuno dei titoli prima citati:si tratta dello”scalpo”,richiesto dalla BCE,come ha ricordato Bersani recentemente,e su questo siamo d’accordo con lui.

Quello che sappiamo e pensiamo l’abbiamo scritto nel nostro Manifesto contro la precarietà, presentato   il 21 gennaio e fatto conoscere con  una campagna che da allora produce iniziative in tutta Italia .E va detto  raccoglie consenso e interesse da forze politiche ,dalle organizzazioni sindacali,dalle persone ,dai ragazzi ,dalle associazioni.

Nel nostro Manifesto c’è una proposta per l’Italia qui e ora,quella che vorremmo realizzare se fossimo  al governo per eliminare la precarietà nell’ingresso al lavoro,nel lavoro,nell’uscita dal lavoro ,per aggredire l’economia sommersa,per uno stato sociale che aiuti l’autonomia delle persone con il reddito minimo garantito.(le proposte e i materiali sono sul sito insieme alle proposte di politica economica).

Di tutto ciò  non vediamo traccia nella proposta del governo :che non estende nella sostanza garanzie e tutele ai giovani precari , non riduce la segmentazione del mercato del lavoro,come argomenta perfino l’editoriale del Sole 24 ore,riduce  la copertura della cassa integrazione mentre siamo in recessione e continua la crociata ideologia  sull’art.18.

L’emergenza economica e politica dell’Italia è oggettiva e certo è un dato altrettanto oggettivo  che il Parlamento in carica ha una  maggioranza  di centrodestra.

Ma  è proprio per questo che bisogna qui e ora indicare una visione alternativa a quella indicata  dal  governo. E lo deve fare, lo dovrebbe fare il centro sinistra. E’ a quelle forze politiche che spetterebbe dire che la crisi è strutturale e richiede un cambiamento di sistema;sono loro che dovrebbero  svelare l’opinione non neutra   che c’è sotto  le ricette tecniche   e sotto la lettera della BCE che le ispira, causa  del fallimento della promessa europea. Come dice Hollande.

Se non lo si fa  ora ,la prospettiva di un cambiamento di ordine generale,sparirà dall’immaginario e dalla speranza delle persone: sparirà se non si metteranno le persone in grado di misurare  la distanza tra ciò che viene proposto e ciò che un governo di centro sinistra farebbe se toccasse a lui governare.

Lo dovremo fare noi,lo stiamo facendo noi.

Tratto da Sinistra Ecologia Libertà

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