Referendum svizzero sul reddito di base: la questione sociale è costituente.


Giuseppe Allegri

Tutto il mondo ha voglia di discutere di reddito di base. Tranne l’Italia.

Questo ha dimostrato la provocazione del referendum svizzero dello scorso 5 giugno che mirava a realizzare una revisione costituzionale attraverso la quale introdurre il diritto dei cittadini svizzeri a percepire un reddito di base, universale incondizionato. L’eco italiana si è dissolta nel solito circuito e circo mediatico e digitale di banalizzazioni e semplificazioni. Tra molti silenzi, sarcasmi filo-governativi dinanzi al consenso di “solo” il 23% degli elettori svizzeri e le sempre un po’ traballanti narrazioni pentastellute.

Spinta costituente

Eppure il primo e più potente messaggio è stato proprio questo. Un importante Paese a noi prossimo, piccolo per dimensioni, geograficamente nel cuore isolazionista del vecchio Continente, storicamente accogliente per le invenzioni artistiche eretiche e dinamitarde (se si pensa al centenario Dada di quest’anno a Zurigo, 1916-2016, vero anniversario EuroDada, per giunta tradizionalmente sospeso tra conservazione e sperimentazione, autogoverno locale e prospettiva federale, si è tuffato in una tensione costituente sulla possibilità di ripensare il proprio Welfare a partire dall’introduzione di un reddito di base. Diametralmente l’opposto di quello che avviene qui da noi, per l’ennesima volta inchiodati, come da trent’anni e passa, a discettare di riforme di struttura, palingenesi istituzionali, immaginifici ippogrifi elettorali e improbabili panacee neo-centralizzatrici, persi tra innovazione e conservazione che si confondono sempre più e sfociano nell’immobilismo permanente.

Questione sociale

Perché l’unica prospettiva realmente costituente è l’urgenza di mettere al centro la questione sociale.

Nella Svizzera che tira in ballo il reddito di base, recuperando una storia secolare dell’emancipazione individuale e della solidarietà collettiva che parte dalle lotte del pensiero indipendente, libertario e solidaristico e dalla visione umanista di Thomas More passa per Thomas Paine e giunge alla fine della società salariale intravista da André Gorz e Philippe Van Parjis. Tenendo il filo rosso di sperimentazioni che evocano i “soccorsi pubblici” nel decennio rivoluzionario europeo, dopo il 1789, fino al Lord Beveridge del Jobseeker’s Allowance e quindi dell’Income Support.

Quindi nell’Europa del rigore neo e ordo-liberista sempre più fiaccato e plumbeo, intimorito dai nazionalismi, impaurito dai terrorismi, incapace di accogliere movimenti migratori verso le libertà, sbalordito dal rischio Brexit e da quel Quantitative Easing della BCE che non sembrano risollevare la depressione continentale.

Come nella Francia dove “intermittenti dello spettacolo o direttori permanenti dei teatri, direttori di istituzioni culturali, responsabili di compagnie teatrali e festival, autori al fianco degli intermittenti” rivendicano con orgoglio lo spazio di conflitto di una flexicurity per tutta la cittadinanza, come strumento universalistico che permette di adeguare garanzie e tutele sociali all’intermittenza, soprattutto di reddito, committenze, lavori di tutte le persone che vivono questa grande trasformazione sociale ed esistenziale del modo di lavorare e fare impresa e degli strumenti deficitari di inclusione sociale (cfr. Libération, 7 giugno 2016, qui  la traduzione in italiano dell’appello).

Mentre l’Italia rimane la Patria dei voucher e del chiacchiericcio inconcludente su risultati elettorali, faide partitocratiche, miserie corporative, elemosine caritatevoli.

Per il reddito

Lo si è già detto, ma qui si è costretti a ripetere l’ovvio, con Philippe Van Parijs: “un giorno ci domanderemo come abbiamo potuto vivere senza un reddito universale” .

E allora, di nuovo, ben venga l’occasione del referendum svizzero per riaprire lo spazio di discussione, proposta e azione per una nuova cittadinanza sociale a partire dal reddito di base, nella crisi dei tradizionali sistemi di Welfare. Che fioriscano le occasioni di confronto e sperimentazioni intorno alle diverse ipotesi di reddito di base (dividendo sociale, basic income, allocation universelle, reddito di cittadinanza, reddito minimo garantito), per affermare un sistema di Welfare universale che garantisca lo spazio di autonomia, indipendenza, libertà del singolo nel suo vivere in relazione cooperativa e solidale con gli altri individui, in un rapporto fiduciario con istituzioni pubbliche in grado di affermare questa nuova idea di società, evitando chiusure corporative, lavoriste, burocratiche, clientelari, caritatevoli, selettive.

Qui siamo e qui si tratta di sperimentare: Thank You, Switzerland!

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