Reddito Minimo Garantito: riflessioni dal basso per una nuova chiave di lettura


Monica Mastroianni

In linea con l’adesione alla campagna Miseria Ladra di Libera, le cooperative Iskra, Il Pungiglione e Foliashanno partecipato al dibattito “Un reddito garantito ci vuole! Ma quale reddito ci vuole?”, promosso dall’associazione Bin Italia presso lo spazio Sparwasser, a Roma, il 23 marzo scorso.

Sono ormai anni che in Italia si cerca di arrivare a una legge nazionale o a dei provvedimenti su base territoriale per un reddito minimo garantito. Oggi, grazie alle campagne partite dal basso che hanno coinvolto più di cento associazioni, il tema è entrato nelle sedi istituzionali ed è diventato argomento di dibattito a più livelli. Tuttavia – come sottolineano i rappresentati di BIN Italia, associazione costituita da sociologi, economisti, giuristi e ricercatori che da anni si fanno promotori di iniziative per l’introduzione del reddito minimo garantito – ancora non è stato centrato l’obiettivo.

Ora il problema non è tanto far conoscere l’argomento ai politici, quanto riportare il dibattito sulla giusta direzione. Gran parte delle iniziative fin qui intraprese dalle istituzioni non si sono dimostrate incisive, anzi, per molti aspetti sono risultate forvianti rispetto alle istanze poste dal basso. Quello che si chiede è innanzitutto di mettere al centro di ogni possibile provvedimento la dignità delle persone e di abbandonare ogni forma di assistenzialismo di Stato. I cittadini e le cittadine devo avere accesso al reddito perché il reddito è uno strumento di libertà – dice Sandro Gobetti di Bin italia. Dalle leggi proposte e dal quelle messe in campo a livello regionale (Puglia, Liguria) emerge sempre l’idea di una dignità a “tempo” che umilia e mortifica le persone povere e non concede loro nessuna possibilità di riscatto sociale. Tutto – aggiunge Gobetti – fa pensare che si voglia attuare “un progetto di governo dei poveri” e si voglia gestire la povertà come se si trattasse di “un corpo estraneo” al tessuto sociale del nostro Paese.

Le realtà del terzo settore che si occupano di questo argomento devono affrontare una grande sfida. E’ il momento di trovare una nuova chiave di lettura per porre all’attenzione degli interlocutori politici, che si occupano di reddito minimo garantito, i contenuti dai quali non si può prescindere quando si parla di questo argomento. Intanto bisognerebbe partire da un’analisi approfondita e dettagliata della povertà intesa come elemento di disuguaglianza, abbandonare l’idea di una distinzione netta tra occupati e disoccupati e pensare a un provvedimento che tenga contro dell’ormai assodata precarietà per tutte le fasce di età.

Le cooperative Iskra, Il Pungiglione e Folias vogliono contribuire, sui territori in cui lavorano, a diffondere una visione politica proattiva che riconosca il diritto di ogni individuo in povertà di accedere a un reddito minimo garantito. Convinte che partecipazione significhi anche condivisione, le tre realtà ribadiscono, attraverso le loro attività, che la cooperazione sociale  può ricoprire un’importante ruolo politico a favore della cittadinanza.

Tratto da A tempo debito – My social work

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