Reddito garantito, a partire dalla soglia minima.


Elkartzen

Dall’analisi delle forme di reddito attuali nuove tesi per una migliore redistribuzione. Storie ed esperienze dai Paesi Baschi

Introduzione

Partendo dall’analisi che le prestazioni attuali (Renta Básica, AES – Aiuti di Emergenza Sociale, pensioni, ecc.) rappresentano solo una forma per coprire situazioni di povertà, siamo giunti alla conclusione che sia necessario stabilire la “soglia di povertà” di Euskal Herria (NdT il Paese Basco si designa nella propria lingua con le parole Euskal Herria che significano popolo della lingua basca; Euskal Herria comprende quatto province in territorio spagnolo e tre in territorio francese).Prima di affrontare però il tema dell’applicazione della soglia di povertà è necessario soffermarsi brevemente sul percorso tracciato dal sistema capitalista nelle ultime decadi. Il capitalismo ha conosciuto diverse fasi, le quali hanno sempre risposto ad una sua necessità di adattarsi alle nuove condizioni storiche. In questo senso, gli anni ’80 segnarono la tendenza del capitalismo verso le nuove politiche neolibertiste, prendendo come riferimento la nuova teoria neoliberista che si stava affermando negli USA e in UK. Da allora stiamo assistendo ad un radicamento e ad un diffusione delle politiche economiche neoliberiste e giorno dopo giorno ne vediamo le conseguenze su tutte le dimensioni della nostra realtà economica, sociale e culturale.Ci troviamo di fronte ad una nuova offensiva del capitale. I dati ufficiali ci dicono che viviamo sempre meglio, che la nostra capacità di consumo è sempre in crescita, che tutto il desiderabile rientra nelle leggi del mercato, nella compra-vendita. Si diffonde anche l’idea che questo è il sistema vincente, che permette a ognuno, con le proprie uniche forze, di ascendere nella scala sociale. Però basta dare un’occhiata in giro per rendersi conto che la realtà non è quella dei discorsi ufficiali. In questo senso, il Trattato di Maastricht, approvato nel 1992, ha preparato il terreno per sviluppare in Europa lo scenario perfetto per l’implementazione della nuova fase, quella del neoliberismo. La maggior parte degli stati europei ha accettato le nuove condizioni di questo nuovo patto del capitale. Gli Stati hanno accettato i meccanismi imposti da queste nuove politiche, le quali si traducono essenzialmente nelle seguenti condizioni: austerità fiscale (ridurre le tasse ai più ricchi, e di conseguenza tagliare le spese), privatizzazioni (lasciare il settore pubblico nelle mani delle imprese) e liberalizzazione dei mercati (aprire le porte alla globalizzazione). Queste politiche hanno causato, nelle ultime decadi, profonde erosioni dei diritti sul lavoro. Basta solo vedere come si stanno riducendo tutti quei diritti che sono stati il frutto delle conquiste del movimento operaio. L’estensione della giornata lavorativa, l’alta temporalità, la flessibilità, la riduzione della copertura di disoccupazione sono solo alcuni esempi che dimostrano ciò di cui stiamo parlando. Oggi possiamo affermare che le condizioni lavorative sono notevolmente peggiorate. L’austerità fiscale ha portato con sé tutta una serie di tagli al sistema di protezione sociale che interessano direttamente i diritti basilari della classe lavoratrice. Si è molto lontani dal garantire il diritto alla casa, il nostro diritto a ricevere prestazioni sociali è seriamente danneggiato, il trasporto pubblico sta perdendo il suo carattere pubblico e che dire dei servizi che finiscono sempre più nelle mani dell’iniziativa privata (assistenza alla terza età, sanità, istruzione…)? In Euskal Herria le forze politiche che gestiscono queste politiche hanno nome e cognome. I servi delle politiche neoliberiste stanno nelle amministrazioni. Nelle istituzioni queste politiche hanno fedeli difensori: UPN (Unione del Popolo Navarro), PNV (Partito Nazionalista Basco), PS (Partito Socialista), RPR (Raggruppamento per la Repubblica), ecc. E in tutti gli angoli di questo piccolo paese possiamo vedere le conseguenze di questa gestione implacabile. Lo sfruttamento aumenta di giorno in giorno, sembra che alimenti qualsiasi tipo di relazione: le relazioni tra i padroni e gli operai, le relazioni tra i sessi, le relazioni con i migranti, le relazioni tra i popoli…La strategia del capitalismo, che ha come punto centrale l’accumulazione della ricchezza, sembra l’unica possibile in questo mondo globale, mentre le disuguaglianze territoriali e sociali si presentano sempre più evidenti. In Euskal Herria, il numero delle persone che vive in condizioni di povertà aumenta, malgrado quanto dicono le fonti ufficiali. I giovani e le donne sono i veri protagonisti di questa situazione, che raggiunge livelli drammatici nella cosiddetta terza età (sopra i 72 anni).E questi sono solo alcuni degli aspetti della situazione che stiamo vivendo. Tutti conosciamo situazioni simili intorno a noi. Sentiamo pertanto necessario mobilitarci, lottare per i nostri diritti.
La lotta per i diritti sociali

È necessario porre fine al sistema politico-economico, che in maniera progressiva lede e consuma i nostri diritti, per compiere passi effettivi verso un nuovo ordine sociale e politico che superi i rapporti di sfruttamento su cui si basa il sistema capitalista. È in questa direzione che inseriamo la nostra lotta per i diritti sociali. Dobbiamo fissare le basi di un nuovo sistema che abbia come asse centrale la totalità delle persone e della collettività in generale. In questo senso, noi di Elkartzen pensiamo che ci siano una serie di passi da compiere prima. Parliamo della rivendicazione di alcuni diritti sociali che in diverse leggi e trattati (dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani ed Economici alle varie costituzioni) vengono definiti come diritti basilari delle persone. Dobbiamo denunciare il calpestamento sistematico di questi diritti e cominciare a tracciare il cammino che li garantisca, che li trasformi in realtà. Offrire alternative reali, questa è la scommessa dei movimenti. In questo cammino ci sono una serie di diritti base che a nostro avviso sono prioritari. Oggi non abbiamo alcuna sicurezza, alcuna garanzia di riuscire a vivere una vita dignitosa.Questi sono i diritti che consideriamo basilari per poter vivere una vita degna di essere chiamata così: Diritto alla casa: tutti hanno il diritto alla casa. Per sviluppare un progetto di vita autonomo ognuno ha bisogno di un posto in cui vivere. La mercificazione della terra e delle case ha trasformato la questione abitativa in un affare incredibile. Inoltre, con le attuali condizioni lavorative e i prezzi molto alti, sono sempre più le persone che non possono comprarsi né affittarsi una casa, rimanendo escluse (l’esclusione che non è solo economica ma anche spaziale).Diritto a ricevere prestazioni dignitose: tutti hanno il diritto di ricevere servizi sociali di qualità, servizi pubblici e prestazioni dignitose. I servizi sociali e le prestazioni non possono essere condizionati dal patrimonio, dal reddito o dai bilanci istituzionali. Se sono diritti devono essere garantiti. Diritto a un lavoro dignitoso: per rendere possibile una partecipazione sociale attiva bisogna far fronte alle discriminazioni che si producono nel mercato del lavoro: non è possibile che, come conseguenza delle doppie scale salariali, ci siano persone con salari da miseria, ci siano discriminazioni per ragioni di sesso, ci siano lavoratori interinali ed altri con contratto precario. La discriminazione è alla base della precarietà. Materializzare tutti questi diritti è un dovere che spetta alla comunità basca. Noi di Elkartzen pensiamo che una delle prime regole del gioco da fissare per garantire i nostri diritti è la definizione della “Soglia di Povertà di Euskal Herria”.
La soglia di povertà

Cos’è esattamente la soglia di povertà? Si tratta di definire un rapporto in base ai redditi delle persone, e a partire da questo fissare il minimo di cui ognuno necessita per vivere dignitosamente. Questo minimo fissato è condizionato dalla comparazione delle spese o dal livello medio di vita del territorio a cui si riferisce. È un rapporto che l’economia pubblica ha utilizzato in diversi momenti ma non ha mai rappresentato un valore pratico per fissare il valore delle prestazioni. Noi di Elkartzen invece pensiamo che si debba usare questo rapporto per calcolare le prestazioni sociali, come le pensioni, il salario sociale, ecc, in modo tale che queste non siano mai inferiori alla soglia di povertà. Come si calcola la soglia di povertà?Pensiamo che si debba utilizzare il metodo dell’OSCE, determinato nel 50% del Reddito Individuale Medio Disponibile del territorio. Vale a dire, se si ripartisse la ricchezza disponibile di un territorio tra le persone che vi abitano, ad ogni individuo corrisponderebbe matematicamente una parte (media, PIL/n° di abitanti). La metà di questa quantità risultante (media) corrisponderebbe alla soglia di povertà. È un metodo che presenta alcune lacune, per esempio, non contempla tutti i redditi dell’economia sommersa o le frodi fiscali commesse dai redditi più alti. Per cui, stiamo parlando del minimo dei minimi, giacché se aggiungessimo gli elementi non contemplati, la quantità media salirebbe in maniera considerevole. Comunque è un metodo che presenta dei vantaggi, la soglia infatti si determina in modo semplice: in base alla ricchezza prodotta in una società.Qual è l’utilità nel fissare la soglia di povertà?Serve a determinare il livello minimo dei redditi, affinché nessuno ne viva al di sotto. Rappresenta inoltre un riferimento per fissare il livello delle pensioni, delle prestazioni e dei salari.
Conseguenze dell’applicazione della soglia di povertà

È ovvio che solo con questa misura non porremo fine al fenomeno della povertà. Assicurare condizioni lavorative degne, che pongano fine allo sfruttamento, porre limiti agli esorbitanti prezzi delle case e degli affitti, sono alcune delle questioni imprescindibili per assestare un duro colpo alla povertà. Così, delimitare la soglia di povertà di Euskal Herria e applicarla è una base fondamentale per assicurare i diritti sociali delle persone; è alla base della costruzione del Sistema di Protezione Sociale di Euskal Herria, insieme allo sviluppo della ricchezza collettiva (servizi pubblici, servizi sociali) e allo sviluppo della residenza pubblica.Con l’applicazione della soglia di povertà inoltre si pone fine allo sfruttamento. I salari dovrebbero essere fissati al di sopra di questo riferimento. Il Salario Sociale dovrà essere pari alla soglia di povertà. Avendo assicurata questa entrata minima, molti avranno la possibilità di rifiutare lavori precari.La soglia di povertà è  uno strumento efficace per ridurre le disuguaglianze sociali. Offre l’opportunità di ridistribuire la ricchezza prodotta in un territorio in modo equo. Inoltre, è un meccanismo automatico per la ripartizione della ricchezza, poiché se la ricchezza aumenta, aumenta anche l’entità della soglia, e se diminuisce, diminuisce anche la soglia.
Alcuni dati

Cerchiamo di analizzare cosa comporterebbe l’applicazione della soglia di povertà. In Euskal Herria è necessario delimitare la soglia di povertà per fare effettivi passi in avanti verso la trasformazione sociale e porre così fine alle numerose situazioni di povertà che si stanno manifestando nel nostro piccolo paese. In generale, si pensa che non ci siano tracce di povertà nella nostra società. Si crede che la povertà sia un fenomeno che corrisponde ad altro tipo di società e non alla nostra, che vive momenti di opulenza e benessere. Ma temiamo che le cose non stiano così. Chi, tra noi, non conosce qualcuno che, lavorando in condizioni di precarietà, non arriva a fine mese? Chi non conosce una donna che pur ricevendo la pensione, riesce a mala pena a sopravvivere? O un anziano che deve vivere con i propri figli perché le sue entrate non gli permettono di vivere autonomamente? Chi non conosce un giovane che, pur volendo emanciparsi, è costretto a rimanere in casa con i genitori? Chi non conosce un disoccupat@ che non riceve alcun tipo di prestazione? O migranti senza casa? Tutte queste situazioni sono realtà che stanno all’ordine del giorno nel nostro paese e sono vissute da migliaia di persone. Per questo crediamo che la povertà abbia diversi volti. Oggi le differenti amministrazioni di Euskal Herria offrono diverse prestazioni sociali che hanno come proprio fine quello di mascherare le condizioni di povertà e di esclusione sociale. I dati sono freddi, impersonali, però dietro di essi si nascondono migliaia di persone che dipendono da questi aiuti, i quali, come si vede, non sono sufficienti per condurre una vita che possa definirsi dignitosa. Attualmente la situazione si presenta così:- A Lapurdi, Baxenafarroa e Zuberoa (NdT le tre regioni presenti sul territorio dello Stato francese) ci sono vari SMI (Salari Minimi Interprofessionali), tutti simili. Come esempio citiamo il salario minimo di un funzionario che si aggira sui 1.147 euro.- Ad Araba, Gipuzkoa, Bizkaia e Nafarroa (NdT le quattro regioni di Euskal Herria presenti sul territorio dello Stato spagnolo) c’è un unico SMI e la quantità è stabilita sui 491 euro.- La pensione minima a Lapurdi, Baxenafarroa e Zuberoa è di 587,74 euro.- Ad Araba, Gipuzkoa, Bizkaia e Nafarroa, la pensione contributiva minima è simile alla Renta Básica, ossia 491 euro. La pensione non contributiva invece è di 268,77 euro.- A Lapurdi, Baxenafarroa e Zuberoa l’RMI (il sussidio per coloro che non hanno alcun tipo di reddito) è di 417,88 euro.- Ad Araba, Bizkaia e Gipuzkoa la Renta Básica è di 434 euro. A Nafarroa è di 368,4 euro

Come abbiamo visto, in Eskual Herria esistono diverse forme di sostegno, le cui cifre sono talmente esigue che non permettono di affrontare il quotidiano. Che dire poi delle interminabili trafile che bisogna fare per accedere a questi sostegni. Nei servizi sociali i meccanismi di controllo e di pressione che si esercitano sulle persone sono incessanti. In molti casi si arriva a individualizzare la condizione di povertà al punto tale che si suscitano nelle persone sensi di responsabilità in merito alla situazione che vivono. Il Piano di Inserimento Sociale, approvato lo scorso anno dal Parlamento basco,  riconosce la necessità di approfondire da parte dei servizi sociali la possibilità di avviare percorsi personalizzati.
Elkartzen ha definito la soglia di povertà

Secondo le statistiche il PIL del 2001 è stato di 21.426 euro e il reddito medio pro capite è stato di 18.672 euro. Seguendo il criterio della soglia di povertà, questa si stabilisce nella metà di questa ultima somma, abbiamo  così che la soglia di povertà corrisponde a 9.366 euro. Questi dati fanno riferimento solo a Araba, Bizkaia, Gipuzkoa e Nafarroa. Nel caso di Lapurdi, Baxenafarroa e Zuberoa abbiamo fatto una stima utilizzando i dati equivalenti a Aquitania, per vedere la differenza che esiste. Abbiamo visto che la differenza non è molto grande (è di 424 euro, 35 euro di più al mese). Ma poiché questa è una stima, per il nostro ragionamento ci riferiremo alla cifra di 9.366 euro all’anno pari quindi a 778 euro al mese. Il prossimo passo da fare per sviluppare questa proposta è quello di calcolare la soglia in base alla realtà di ogni basco e così riusciremo ad avvicinarci meglio alle realtà concrete di ogni territorio. Nella tavola seguente appaiono alcuni dati. Come appare nella tavola, ci sono molte persone in Euskal Herria che vivono sotto la soglia di povertà: le persone che percepiscono il salario minimo, quelli che prendono pensioni a regime speciale, le persone che non hanno reddito, quelli che percepiscono la Renta Básica… Tra i pensionati, secondo i nostri dati, ricadrebbero due terzi di coloro che percepiscono pensioni contributive sotto la soglia di povertà. Solo con questi dati possiamo constatare che 500.000 persone in Euskal Herria vivono sotto la soglia di povertà. E non abbiamo considerato tutte le persone che svolgono lavori precari e i cui redditi probabilmente stanno sotto la soglia di povertà, né le migliaia di donne che svolgono il loro lavoro nell’ambito domestico. Il collettivo Elkartzen pensa che fronteggiare la condizione di povertà in Euskal Herria sia una questione urgente. Per questo crediamo che il primo passo sia definire la soglia di povertà, per poi stabilire un salario sociale che sia equivalente a questa e salari minimi che non vadano mai sotto la soglia definita.
ELKARTZEN (Piattaforma per i diritti sociali di Euskal Herria)
informazioni e contatti www.elkartzen.org

Tratto da Infoxoa n°19 – marzo 2005