Lottomarzo atto II: c’è il sole, la pasta, il pomodoro manca solo il reddito


Santa Insolvenza

Pubblichiamo il comunicato di una iniziativa tenutasi a Bologna da Santa Insolvenza.

Lasciate che mi presenti. Sono Santa Insolvenza, protettrice delle precarie e dei precari.

Forse ci siamo già conosciuti a ottobre, davanti a Banca d’Italia e dentro gli uffici Unep, da dove partono i pignoramenti. Oppure in corteo a Roma, o a novembre dentro il Cinema Arcobaleno, che per cinque formidabili giorni è stato il mio Community Center. O forse a dicembre abbiamo fatto la spesa assieme, quando la coop non ha voluto farci lo sconto.

Se ci siamo conosciuti mi hai sentito sicuramente parlare del debito, pubblico e privato, e del sacrosanto diritto di sottrarsi al ricatto e rifiutarsi di pagarlo.

Ma c’è un altro ricatto che mi fa andare su tutte le furie: quello che ci impedisce di scegliere. Di scegliere che lavoro fare e per quanto tempo farlo, di scegliere di studiare senza lavorare o di lavorare senza studiare. Di scegliere chi amare e con chi andare a letto, se fare dei figli o no, se avere una famiglia, due, cento o nessuna. Di scegliere la nostra strada nella vita. Insomma, di scegliere.

Voglio e vogliamo riconquistare in prima persona la facoltà di autodeterminare le nostre scelte, riprenderci l’accesso universale ai servizi fondamentali, ai beni comuni, e reclamare un reddito di base slegato dal lavoro: seicento euro al mese per tutti/e, cioè quanto basta per superare la soglia di povertà calcolata dall’Istat.

In tutt’altra direzione sta andando il governo Monti con la riforma del lavoro a cui in questi giorni sta dando un’accelerazione formidabile, con tanto di inedita riappacificazione con i sindacati concertativi. Da una parte, incentivando per via fiscale contratti a tempo lungo, come quello di apprendistato per chi ha meno di 29 anni, ma imponendo la rinuncia a quisquiglie come una bella fetta di stipendio, l’indennità di malattia o la tutela dal licenziamento senza giusta causa (art. 18).

E chi ha più di 29 anni?! Già ora fatica a trovare anche ai lavori semischiavistici che occupano molti ventenni: con l’apprendistato “prevalente” si troverebbe ancor più tagliata fuori dal mercato del lavoro.

Dall’altra, trasformando gradualmente i pochi e insufficienti ammortizzatori sociali attualmente in vigore in “assicurazioni sociali“. Ovvero: il sussidio ce lo pagheremo da soli, con un contributo calcolato sugli stipendi e che va ad aggiungersi a quello previdenziale e alle imposte. Ovviamente condizionato, anzi condizionatissimo. Le soglie sarebbero le stesse dell’odierno sussidio di disoccupazione: 2 anni di anzianità assicurativa e almeno 52 settimane di lavoro nell’ultimo biennio. Insomma: una presa in giro.

Ma cara ministra, la pazienza delle precarie e dei precari non è affatto infinita. Presto sceglieremo, sceglieremo di fermarci. E se ci fermiamo noi, si blocca tutto. E’ tempo di sciopero precario!

Giovedì 8, mentre a Bologna ero con i miei devoti impegnata nell’operazione #lottomarzo davanti al centro per l’impiego, il mio amante San Precario, con tante precarie e precari, è andato ad occupare il ministero del lavoro: #occupywelfare! La Ministra Fornero ha incontrato alcune di loro, che hanno ribadito la proposta di un reddito di base incondizionato, come unica via d’uscita dal ricatto della precarietà. La risposta? Eccola: “Se vi diamo il reddito voi non fate nulla per il paese, vi sedete e mangiate pasta e pomodoro”. E c’è di più, alle precarie che chiedevano alla Ministra una presa di parola politica su questioni quali le dimissioni in bianco, la disparità di salario e reddito delle donne, ha pensato bene di risponderli con un prezioso suggerimento: trovare un marito che si occupi anche della casa, come il suo. Beh tra un ex Presidente del Consiglio che invitava le precarie a sposare suo figlio e un Ministro del Lavoro che vorrebbe darle in sposa ad un marito “casalingo” non trovo molte differenze…

Oggi, mentre la cara Ministra è in visita nella mia città, ho pensato bene di offrire io a tutti i precari e le precarie, qui davanti agli uffici bolognesi del ministero, proprio quel famoso sacrosanto piatto di pasta e pomodoro che forse senza reddito non tutt* ci possiamo permettere ma che proprio un lusso non mi pare.

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