Legge di Stabilità: Reddito? Crediamo non lo SIA!


Elena Monticelli

In queste ore tutti i giornali riportano nei titoli che nel maxiemendamento presentato dal Governo Letta sarebbe finalmente prevista l’introduzione del reddito minimo in Italia, una misura che da anni viene richiesta dai movimenti e le associazioni dei precari. La stessa Repubblica.it scrive “prende il via la prima prova in Italia di un reddito di sostegno”.

Spulciando un po’ il testo della proposta ci si rende subito conto che così non è. Innanzitutto il vero nome della misura è Sia, Sostegno per l’inclusione attiva.

Nel testo si legge che:

Il SIA è una misura universale perché non condiziona l’intervento al sussistere di una qualche caratteristica individuale o familiare, salvo l’insufficienza di risorse economiche

Il SIA è un istituto che ha come obiettivo prioritario il contrasto della povertà ed è riservato ai singoli e ai nuclei familiari poveri, basato su una prova dei mezzi effettuata secondo criteri articolati e omogenei a livello nazionale

  • l’erogazione del sussidio è accompagnata da un patto di inserimento che gli individui che appartengono al nucleo familiare beneficiario stipulano con i servizi sociali locali, il cui rispetto è condizione per la fruizione del beneficio

  • Il Il SIA prende a riferimento il nucleo familiare. Ammontare delle prestazioni monetarie alle famiglie beneficiarie del SIA.

  • Concettualmente il livello di riferimento del SIA è dato dal costo di un paniere di consumo di beni e servizi di mercato e di fruizione di beni pubblici ritenuto decoroso in relazione agli stili di vita prevalenti.

Nel momento in cui si analizza una misura di reddito minimo, reddito di cittadinanza o basic income la prima cosa da fare è analizzarne i criteri di erogazione e gli individui di riferimento ai quali la misura si rivolge. Per questi motivi il SIA non può essere considerata realmente una misura di redditouniversale come viene definita all’inizio del testo, in quanto sono proprio i criteri elencati successivamente a smentirlo: questa misura si rivolge ancora una volta al nucleo familiare e i presunti criteri, che terrebbero conto tanto dei singoli, quanto del loro inserimento lavorativo, sono abbastanza “fumosi” e in ogni caso vincolati all’ammontare complessivo delle prestazioni monetarie della famiglia di appartenenza.

Questa misura è inoltre rivolta esclusivamente a combattere la povertà assolutaproprio perchè prende come riferimento per l’erogazione un paniere di consumo di beni e servizi di mercato, tema certamente fondamentale ma riduttivo per una misura di reddito, che negli altri paesi europei ha come obiettivo principale quello di garantire l’autonomia sociale degli individui, a prescindere dal nucleo familiare e dallo stato di disoccupazione.

Tutto ciò non sarebbe un problema se si cambiasse la definizione della misura e se i media smettessero di chiamarla “reddito minimo”, ma la beffa riguarda anche un altro tasto importante: le risorse.

C’è poco da fare: 120 milioni id euro in 3 anni non sono nulla.

La Campagna Sbilanciamoci! alcuni docenti e ricercatori che hanno partecipato al dibattito sul reddito su Sbilaciamoci.info hanno stimato che, in Italia, una misura che riuscisse a coprire solo le 764mila famiglie al di sotto della soglia di povertà assoluta avrebbe bisogno come minimo di 4 miliardi annui di copertura!

Una misura reale di reddito, invece, dovrebbe coinvolgere 6 milioni di individui (3 milioni di disoccupati e 3 milioni di inattivi in cerca di lavoro, non tenendo conto dei 3 milioni di scoraggiati) e richiederebbe, nell’ipotesi di un reddito minimo di 500 euro mensili, circa 36 miliardi lordi annuali.

Altri autori come Andrea Fumagalli ritengono che misura di basic income di 720 euro/mese, necessiterebbe di poco meno di 35 miliardi (dati riportati sul sito del BIN). Una misura di questo tipo prevederebbe una riforma e un riassorbimento degli ammortizzatori sociali esistenti e, al netto dei sussidi oggi esistenti di uguale entità (pensioni sociali e di invalidità, sussidi di disoccupazione, indennità e casse integrazioni), le risorse da aggiungere sarebbero pari a 15,7 miliardi.

E’ evidente che tutte le diverse proposte presentate finora sul reddito dalle divese forze politiche, viaggiano ben lontane dai 40 milioni annui, tanto da chiedersi quante persone potranno davvero beneficiare di quesa fantomatica misura spot!

E’ inutile riaprire in questo articolo anche la partita di dove si possano trovare le risorse per finanziare realmente una misura di reddito, perchè potremmo citare le solite (abolizione della grandi opere e aerei F35, introduzione dei una patrimoniale ecc…) per questo rimandiamo il dibattito alla presentazione del Rapporto 2014 di Sbilanciamoci!

Concludiamo dicendo che le grandi testate ci hanno un po’ stancato inseguendo il Governo sulle proposte spot, se proprio vogliamo gioire per l’introduzione della SIA nel maxiementamento, come minimo non la chiameremo reddito!

Il Corsaro 27 novembre 2013

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