“Lavorare sfianca” e ci vuole un reddito. Nuovo libro in uscita


Breve stralcio tratto dal libro di  Alessandro Pertosa e Lucilio Santoni, Lavorare sfianca, Enrico Damiani, 2017

Reddito universale incondizionato

Ned Ludd e i suoi sostenitori, nei primi anni della rivoluzione industriale, si scagliarono contro le macchine, accusandole di togliere posti di lavoro agli esseri umani. In realtà, fino a non molti anni fa, quei posti persi sono stati rimpiazzati in qualche modo dalla produzione di nuove merci e nuovi servizi. È solo in questi ultimi decenni che la profezia di Ludd si sta verificando, a causa principalmente dell’elettronica e della robotica. Proprio da quest’ultima, come sappiamo dagli esperti del settore, ci si aspetta nei prossimi anni il grande balzo verso la definitiva esautorazione dell’uomo da gran parte dei lavori che ancora compie in prima persona. Quale sarà la risposta della politica e dei poteri economici a tale evento? Si continuerà a promettere un milione di posti di lavoro, a prevedere l’occupazione che riparte grazie al p.i.l. che torna a crescere, e a fare altre affermazioni false, pericolose e perverse come queste? Se così sarà, ci troveremo nel buio di un cul-de-sac globale senza possibilità di uscita. Sta a noi, invece, indicare l’orizzonte verso il quale incamminarci: una serena inoccupazione che riguardi buona parte della vita di ognuno. Siamo ricchi e tecnologici abbastanza da potercelo permettere, basta usare l’intelligenza. Un reddito universale di base garantito è possibile fin da subito. Con esiti benefici per gli esseri umani e tutti gli esseri viventi sulla Terra. Elenchiamone solo alcuni. Eliminazione dello stress lavorativo, causa di isolamento e malattie, con conseguente miglioramento dei rapporti sociali. Drastica riduzione di ogni tipo di inquinamento. E quindi anche riduzione dello sfruttamento della natura. Emancipazione dalla schiavitù, compresa quella domestica. Diminuzione delle diseguaglianze. Ci sembra questo un realizzabile progetto umano per tendere alla vita buona.

Per maggiori informazioni sul libro

Di seguito una breve presentazione del volume tratto da IBS

Descrizione

Il saggio di Alessandro Pertosa e Lucilio Santoni mette in discussione il mito del lavoro e la cultura del lavorismo che abbraccia pressoché tutte le idee politiche e fedi religiose dell’Occidente e anche dell’Oriente. C’è però una Storia minoritaria ma estremamente lucida e vitale che in quella cultura non si riconosce. Gli autori si fanno interpreti e portavoce di questa corrente minoritaria ed eretica che valorizza l’ozio, il gioco, la creatività, l’eros, la vita frugale. Che non demonizza certo il lavoro, ma ne predilige l’aspetto sacro, il fare poco e bene, senza contribuire a distruggere il mondo, sottraendosi alle logiche di potere e al denaro come unico valore dell’esistenza. Ribadendo l’assoluto rifiuto dell’antropocentrismo che considera il pianeta Terra, gli esseri che lo abitano e la natura intera come possedimento da sfruttare indiscriminatamente. Il pensiero anarchico e il cristianesimo evangelico sono i fari guida del libro. E se per Primo Levi amare il proprio lavoro è l’utopia più alta da immaginare, i due autori suggeriscono di non chiamarlo più lavoro ma “vocazione”.

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