I significati sociali e politici delle trasformazioni in atto


Francesco Maria Pezzulli

Si è svolto a Cosenza un seminario di ricerca “New Welfare per un Sud Comune”, che ha visto dialogare ricercatori e professori di diverse università italiane con gruppi e attivisti politici calabresi. L’esperienza, sul modello dei più significativi  interventi di autoformazione e critica della politica portati avanti in Italia, è stata un primo esercizio per focalizzare l’attuale situazione ed elaborare categorie in grado di cogliere i significati sociali e politici delle trasformazioni in atto.

I risultati, ritengo fruttuosi, avremo modo di osservarli in tutta la loro portata nel breve e medio periodo: prossimi appuntamenti seminariali sono in agenda per i prossimimesi ed è in via di costituzione un primo nucleo per lo svolgimento dell’inchiesta politica nel Mezzogiorno. Nei lavori, siamo partiti dalla constatazione che la deregulation dei mercati finanziari degli anni ’80 ha segnato il tramonto del modello capitalistico di accumulazione fondato sulla grande impresa e sul compromesso sociale tra lavoro e capitale. La relazione centrale della sessione, di Carlo Cuccomarino, ha chiaramente mostrato che il confine tra la sfera produttiva dell’economia e quella finanziaria si è progressivamente dissolto generando una situazione in cui il capitale finanziario e la conoscenza sono divenuti gli assi principali della produzione di ricchezza, che viaggia necessariamente insieme ad una diffusa precarizzazione del lavoro e privatizzazione dei servizi sociali. Siamo insomma immersi in una nuova epoca nella quale i mercati finanziari sono il cuore pulsante della transizione dal fordismo al post fordismo: provvedono al finanziamento dell’accumulazione; svolgono il ruolo di moltiplicatore dell’economia e redistribuzione, seppur distorta, del reddito; sostituiscono lo Stato come assicuratore sociale (canalizzazione forzata di parte crescente dei redditi da lavoro: Tfr, previdenza, istruzione, salute). Da questo punto di vista i mercati finanziari rappresentano la privatizzazione della riproduzione della vita, costituiscono l’ambito dove si cerca di misurare capitalisticamente il valore della cooperazione sociale. Sono a tutti gli effetti un biopotere. Quest’ultima considerazione, affrontata da diverse angolazioni, è stato il nucleo intorno al quale ha ruotato il primo incontro.

Individuati i tratti salienti della nuova epoca capitalistico finanziaria ci siamo chiesti, nella seconda giornata, come fosse possibile reinventare una politica adeguata al presente, una politica in grado di rivendicare l’autonomia della cooperazione sociale e delle attività vitali contro i biopoteri imperanti. In altri termini ci siamo chiesti quali parole d’ordine, metodi e strumenti possiamo mettere in campo per intervenire in questa nuova epoca di “dittatura della finanza”. In quest’ambito è stata discussa l’inchiesta come metodo di “ricomposizione politica” delle soggettività. L’intervento con il quale è cominciata la discussione è stato tenuto da Gigi Roggero, dell’Università di Bologna e di Uninomade, che ha sottolineato – con precisione e chiarezza – le potenzialità che l’inchiesta assume quando perde ogni preconcetto scientista o presunzione accademica e diventa a tutti gli effetti conricerca, ossia attività in cui chi è coinvolto lascia cadere il proprio ruolo e si mettono in comune saperi e capacità. La conricerca è quell’ambito dove è possibile promuovere incontri che tengono assieme “produzione di sapere”, “produzione di soggettività” e “organizzazione politica”. Dalla stessa angolazione, chi scrive, ha cercato di formulare alcune note metodologiche su come può essere intrapresa, oggi, una inchiesta politica nel Mezzogiorno (http://uninomade.org/prime-note-per-una-inchiesta-politica-nel-mezzogiorno/).

Nel terzo incontro ci siamo soffermati sulla “leva”del nuovo processo d’accumulazione: la finanziarizzazione. Ed abbiamo osservato quest’ultima dal punto di vista strettamente economico e come “finanziarizzazione dello spazio pubblico”. Tra gli interventi, quello di Stefano Lucarelli dell’Università di Bergamo è stato particolarmente utile a definire le modalità con le quali si è imposta storicamente l’attuale accumulazione finanziaria e le “tecniche” con cui riesce a “funzionare” come espropriazione della cooperazione sociale. Un incontro importante, questo terzo, nel quale un giovane ma ferrato economista ha demistificato l’ideologia fondante il nuovo capitalismo finanziario.

Sono state infine affrontate le valenze politiche, oltreché economiche, inerenti il Reddito d’esistenza, con il contributo di Andrea Fumagalli, economista dell’Università di Pavia e membro di rilievo di Uninomade e del Basic Income Network. Sin da subito la questione del reddito d’esistenza è stata svincolata dalle tematiche perniciose delle politiche “d’aiuto”, per le quali il percettore del reddito è un bisognoso al quale viene concesso un qualcosa che non ha prodotto. Al contrario l’incontro è partito con la dimostrazione scientifica di come oggi siamo tutti parte di un processo produttivo, nessuno escluso, anche chi ufficialmente non lavora. Questo nuovo stato di cose è l’emblema della globalizzazione capitalistica e dei suoi processi di finanziarizzazione, processi per i quali vediamo oggi emergere nuove figure sociali come il working poor e il “povero produttivo”. Il reddito d’esistenza è stato dunque definito come una politica distributiva, e non redistributiva, una politica che restituisce alla moltitudine dei soggetti senza reddito (o con un reddito sotto delle soglie di povertà) una parte del valore che gli è stato espropriato e non riconosciuto.

Il seminario ha definito nuove piste di ricerca da percorrere, per un cambiamento radicale che vada oltre le rigidità imposte dalle politiche del debito dei capitalisti della finanza e, in Calabria e nel Mezzogiorno, dalle reti locali di potere che le sostengono.

 

Articolo, pubblicato sul Il quotidiano della Calabria 24/2/2012