Europarlamento: «No» al reddito di base, «Sì» alle norme sui robot


Roberto Ciccarelli

La lotta per i diritti nel capitalismo digitale al parlamento Europeo.. Gli eurodeputati hanno respinto la proposta di un reddito di base per i lavoratori che perdono il posto a causa dell’automazione, ma hanno inviato alla Commissione Ue una risoluzione che chiede regole per un settore emergente. La relazione della deputata Mady Delvaux riprende l’agenda di Benoit Hamon, candidato socialista alla presidenza francese: reddito universale e tasse sui robot. La battaglia continua.

Il parlamento europeo nella seduta plenaria tenuta a Strasburgo giovedì scorso ha bocciato il reddito di base universale come misura compensativa della disoccupazione tecnologica provocata dall’uso dei robot e dell’automazione nel mercato del lavoro. Questa misura avrebbe dovuto essere finanziata con una «tassa sui robot» versata dalle aziende che li usano nella produzione. Trecento e ventotto eurodeputati dei gruppi conservatori e liberisti (Ppe, Alde e Erc) hanno votato contro, 286 (socialisti, Gue e altri) a favore.

A larga maggioranza – 396 voti a favore, 123 contrari e 85 astenuti – l’assise ha invece votato a favore di un rapporto, non legalmente vincolante la Commissione Europea, che raccomanda l’adozione di alcune norme sul settore emergente dell’intelligenza artificiale e della robotica avanzata: sulle responsabilità civili, penali ed economiche dei robot e uno studio sugli effetti dell’automazione sull’occupazione. I parlamentari hanno chiesto anche di prendere in considerazione la possibilità di creare un’agenzia europea per la robotica e l’intelligenza artificiale. Nella risoluzione proposta dalla parlamentare socialista lussemburghese Mady Delvaux, e approvata a maggioranza, il parlamento ha inoltre chiesto alla Commissione un progetto di legge che crei un sistema di assicurazione obbligatoria e un fondo integrativo per garantire un pieno risarcimento alle vittime di incidenti causati dalle auto senza conducenti.

La Google Car ha fatto quattordici incidenti in sei anni di sperimentazione negli Stati Uniti. Nel luglio 2016 ci sono stati i primi feriti a causa di un veicolo guidato da un umano. Solo quando non ci saranno più macchine guidate da umani la Google Car sarà perfetta. Il programma è vasto, e futuribile, non c’è dubbio, in Europa dove le sperimentazioni su strada sono a dir poco premature. Senza contare che il voto di giovedì è in contraddizione con la risoluzione approvata dallo stesso parlamento il 19 gennaio scorso che ha stabilito l’urgenza di un intervento contro la povertà e le disuguaglianze attraverso la costruzione di un «pilastro europeo dei diritti sociali» che prevede il «reddito minimo garantito». Mentre è chiaro che uno degli effetti prodotti dall’automazione è la produzione di nuove occupazioni precarie e pagate una miseria, senza alcuna tutela.

Delvaux ha definito la prospettiva giuridica che ci aspetta nei prossimi 15 anni all’interno della quale regolare le automazioni capaci di auto-apprendimento nel settore delle automobili, industria, divertimento, agricoltura e settore sanitario. Ha prospettato uno status giuridico per i robot, una «e-personality» che non li associa alla categoria giuridica di persona umana ma quella privatistica e commerciale di un’azienda («corporate personality»). Nozioni utili per identificare le responsabilità in caso di danni a terzi e attribuirli ai proprietari della tecnologia, della piattaforma, dell’algoritmo.

Tutela della persona e della sua dignità, attraverso il reddito di base, definizione di una responsabilità dei proprietari sugli effetti prodotti dalle loro macchine sugli umani e sull’ambiente e tasse sui robot. In pratica è la proposta di Benoît Hamon, lo sconosciuto candidato socialista alla presidenza della Repubblica francese che ha sbaragliato la destra liberista di Valls alle primarie, proprio con il doppio progetto del reddito di base universale (ma solo per gli under 25) e le tasse sui robot.

È lo stesso schema seguito dallarelazione sul «diritto civile sulla robotica» scritta da Delvaux e ispiratrice della risoluzione. Separando il discorso sul reddito (bocciato) da quello sull’automazione, il voto del parlamento ha reso esplicita una certa cultura dominante nel capitalismo digitale. Si attribuisce una priorità ai robot mentre la forza lavoro viene considerata invisibile né meritevole di uno status giuridico necessariamente diverso da quello delle macchine e dell’impresa. Il feticcio tecnologico è superiore alla carne, e all’intelligenza, umane. A tutto il resto ci pensa il mercato. Falso.

Delvaux si è detta «lieta per l’approvazione della parte sulla robotica, ma mi rammarico che la coalizione di destra si sia rifiutata di prendere in considerazione le possibili conseguenze negative sul mercato del lavoro. La coalizione ha rifiutato un dibattito lungimirante, ignorando le preoccupazioni dei nostri cittadini». La reazione della socialista lussemburghese è comprensibile se riferita al voto contrario sul reddito. Thilo Brodtmann, direttore esecutivo dell’associazione di ingegneria meccanica tedesca (VDMA), ha contribuito a mischiare le carte: «È un errore umanizzare i robot non parliamo di Star Wars o Terminator – ha detto equivocando il senso della relazione – Abbiamo bisogno in un paio d’anni di una cornice politica europea perché i robot sono al centro dell’industria 4.0». Ovvero della riorganizzazione informatica della produzione manifatturiera promossa dalle multinazionali tedesche e recepita con l’entusiasmo da nerd e miliardi pubblici stanziati dall’ex governo Renzi (e dall’attuale Gentiloni) alle imprese in Italia. Anche qui è più importante l’efficienza delle macchine che la dignità della forza lavoro.

La battaglia è solo all’inizio.

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***Il manifesto dei robot per il reddito di base
Una rivoluzione. «Vogliamo lavorare per gli umani. La sfida della Quarta rivoluzione industriale è che tutti ricevano un guadagno di base sicuro». Le potenzialità dell’automazione in un appello sorprendente. Primo maggio 2016: la manifestazione dei robot per il reddito di base a Zurigo

Tratto da Il Manifesto 

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