Europa: un nuovo sondaggio sul reddito di base


L’ European Social Survey (ESS) ha pubblicato i suoi risultati del Round 8 2016 , che includono, per la prima volta nella sua storia, al loro sondaggio sui cittadini europei una domanda sull’introduzione ipotetica di un regime di reddito di base.

Ai 34.604 partecipanti di 18 paesi europei è stato chiesto se sarebbero stati “fortemente contrari”, “contro”, “favorevoli” o “fortemente favorevoli” a uno schema  di reddito di base – proposto nella maniera che segue:

  • Il governo paga a tutti un reddito mensile per coprire i costi di vita essenziali;
  • Sostituisce molti altri benefici sociali;
  • Lo scopo è quello di garantire a tutti uno standard di vita minimo;
  • Ognuno riceve lo stesso importo;
  • Le persone possono avere anche altre entrate dal lavoro o da altre fonti;
  • Questo schema è pagato con le tasse.

 

La Federazione Russa aveva la percentuale più alta “a favore” o “fortemente a favore” con un 73,2% , mentre i partecipanti in Norvegia erano i meno favorevoli, con solo il 33,7% di risposte positive. I paesi dell’Europa orientale, hanno risposto in maniera più favorevoli alla proposta di introdurre un reddito di base con  il 65% della Slovenia, il 58,5% della Polonia, il 52,2% della Repubblica ceca. Il 7% degli estoni sono “favorevoli” o “fortemente favorevoli”. Viceversa, i paesi meno favorevoli ad un reddito di base (che eliminasse dunque anche altre misure di welfare) sono con il 66,3% la Norvegia, il 62,4% della Svezia, il 54,0% dell’ Islanda, il 50,2% dei Paesi Bassi e il 44,3% della Finlandia che si sono detti “contrari” o “fortemente contrari”. I paesi all’interno del gruppo “cristiano-democratico” – Germania, Francia, Austria e Belgio – più il Regno Unito e l’Irlanda, hanno mostrato una divisione più omogenea, generalmente a favore o generalmente contraria.

In termini di ripartizione demografica, l’età sembra essere un fattore discriminante, infatti in tutti i paesi che mostrano il livello più alto di sostegno al reddito di base rientrano a larga maggioranza coloro che sono nella fascia  di età 15-34 anni.

Sebbene i risultati del sondaggio diano qualche indicazione (e da una grande fonte di dati) dell’apertura delle persone alla proposta del “reddito di base” in molte e diverse parti d’Europa, la formulazione della domanda richiede che si abbia una certa cautela nell’interpretazione dei dati. Mentre la descrizione ESS di un “schema di reddito di base” include tutti gli elementi come proposti dalla rete BIEN  (universalità, incondizionalità, con pagamenti fatti periodicamente, in contanti e all’individuo), si afferma, inoltre, che avrebbe sostituito “molti altri benefici sociali”. Ciò, implica che non vi è alcuna possibilità che il reddito di base venga incluso in aggiunta e, quindi, per un ampliamento dell’attuale sistema di sicurezza sociale e welfare.

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