Bruxelles studia il salario minimo garantito


Caizzi Ivo

Bruxelles studia il salario minimo garantito È la proposta forte del governo belga alla Ue per combattere la disoccupazione e il disagio Lirritazione diffusasi tra i cittadini europei, a causa degli enormi esborsi degli Stati per il salvataggio del sistema bancario, sta convincendo vari governi e i vertici dell’Unione europea sui- la necessità di riequilibri nelle politiche sociali soprattutto per arginare la disoccupàzione dilagante, 11 precariato e il crescente impoverimento delle classi medio-basse.

La presidenza belga di turno dell’Ue, che si insedia nel luglio prossimo, sta così progettando di inserire tra i punti qualificanti del suo programma semestrale l’introduzione di un salario minimo europeo, pur differenziato a seconda del costo della vita nei singoli Stati.

Attualmente la larga maggioranza dei 27 Paesi membri prevede varie forme di salario minimo. L’importo massimo è costituito dai circa 1.600 euro mensi li del Lussemburgo. Ma il riferimento principale dei Paesi pi avanzati restano i circa 1.300-1.400 euro mensili fissati in Belgio, Olanda, Francia o Gran Bretagna. I minimi si registrano in alcuni Stati dell’Est dove si scende a poche centinaia di euro mensili. In Italia il minimo salariale nazionale non è stato mai introdotto ed è limitato alle categorie pi influenti tramite la contrattazione sindacale.

La proposta di salario minimo europeo è stata discussa prelirninarmente il mese scorso nel Parlamento nazionale a Bruxelles, su impulso del partito so- Leader Il presidente dei governi Ue, il belga erman Van Rompuy cialiista. L’orientamento è di riequilibrare l’attività di una Europa molto impegnata ad armionizzare il mercato economic o-finanziario a vantaggio delle imprese e delle banche, ma in ritardo nelle politiche di coesione a favore del lavoro e del Welfare.

La presidenza di turno belga conta sulla sintonia con la neoistituita presidenza stabile del Consiglio dei governi Ue, assegnata al connazionale ed ex primo ministro 1-lerman Van Rompuy. Il governo di Yves Leterme intenderebbe replicare l’effetto ottenuto dalla risoluzione europea del 1992 sulla «Garanzia minima di risorse». Questa è riuscita a far estendere nei Paesi membri il reddito minimo garantito, che veniva considerato fondamentale per combattere la povertà e favorire l’inclusione sociale.

I governi italiani di centrosinistra e di centrodestra, insieme a quelli della dissestata Grecia, non hanno per mai dato seguito a quell’indicazione comunitaria, ribadita successivamente pi volte dall’Euro- parlamento come basilare punto di partenza dei sistemi di Welfare in qualsiasi Paese civile.

In Italia si registrano sporadiche iniziative di reddito minimo garantito a livello regionale o comunale. Ma la crisi, la disoccupazione e l’impoverimento in aumento stanno rilanciando le sollecitazioni a introdurlo. Si va dalle richieste del- le associazioni cattoliche come la Caritas della Lombardia al governatore Roberto Formigoni del Pdl fino a una lettera di protesta al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, inviata da una associazione di italiani del Lussemburgo per far eliminare in Italia questa carenza da Paese del Terzo mondo.

Corriere della Sera Economia di lunedi 19 aprile 2010

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